Sono state rintracciate in ospedale dopo lo schianto tra treni, che ha causato 69 morti. Le loro condizioni non sarebbero gravi.
Toledo – Per oltre un giorno i loro nomi sono rimasti nella lista più temuta, quella dei dispersi. Poi, nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre, è arrivata la notizia che le famiglie aspettavano: le due italiane di cui non si sapeva più nulla dopo lo spaventoso scontro tra treni di Urda, in provincia di Toledo, sono vive. Sono state rintracciate in ospedale, ferite ma, secondo le prime informazioni, non in condizioni gravi. Un sospiro di sollievo dopo ore di angoscia, mentre la Spagna piange 69 vittime in uno dei peggiori disastri ferroviari della sua storia recente.
Due storie diverse, unite dallo stesso viaggio finito tra le lamiere. A raccontarle, quando ancora non c’erano notizie, era stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani: una è una ragazza italo-argentina, l’altra italo-venezuelana. Una delle due è la sorella di Jeremia Contegrande, l’italiano ferito ricoverato all’ospedale universitario di Toledo, con cui il titolare della Farnesina aveva parlato al telefono. «Al telefono non aveva una voce sofferente – aveva spiegato Tajani a margine di un convegno al Senato – Era in viaggio con la sorella e lei è dispersa». Ore di attesa straziante per un fratello che, dal letto d’ospedale, non sapeva che fine avesse fatto la ragazza che gli sedeva accanto.
Il primo spiraglio si era aperto già in mattinata, quando la terza connazionale data per dispersa aveva chiamato il Consolato italiano a Madrid per dire di stare bene: viaggiava sul treno Renfe. Per le altre due, invece, è servita una lunga ricerca tra ospedali e centri di accoglienza, portata avanti dall’Unità di Crisi della Farnesina insieme alla polizia e ai servizi sanitari spagnoli. Fino alla svolta: ritrovate, ferite, ma vive.
Si chiude così, almeno per l’Italia, il capitolo più angosciante della tragedia. Sono nove i connazionali rimasti coinvolti nello schianto, tutti sopravvissuti. Tra loro c’è anche Antonio Narciso, 21 anni, di Foggia, che appena uscito dal treno si è messo a disposizione della Protezione civile spagnola: «Sto bene. Mi sono messo immediatamente a disposizione, qualificandomi come volontario della protezione civile italiana».
Il disastro si è consumato alle 8.53 di mercoledì 28 ottobre sulla linea dell’alta velocità Madrid-Siviglia. Un Ave di Renfe, lanciato a quasi 200 chilometri orari, ha travolto un convoglio Iryo fermo sui binari per un guasto al sistema di sicurezza Lzb. Le prime ricostruzioni puntano su un errore del centro di controllo di Atocha, che avrebbe dato al macchinista il via libera fatale: “Riprenda la marcia normale“. Per decine di famiglie spagnole l’attesa è finita nel modo più crudele. Per quelle delle due italiane, invece, è finita con una telefonata che nessuno smetterà di ricordare.



