Rincaro carburanti: pressione crescente su trasporti e consumi

Il caos continua: controlli ai distributori, autotrasportatori sotto stress, Sicilia e Sardegna penalizzate dal nodo dell’insularità.

Carburanti alle stelle e nervi sempre più tesi alla pompa. In Italia, nell’aprile 2026, fare il pieno è diventato quasi un piccolo salasso quotidiano: il self-service ha ormai superato quota 2 euro al litro, e rispetto a fine 2025 il balzo è di quelli che si sentono eccome, oltre il 30%. Insomma, non proprio una bazzecola.

E mentre gli automobilisti stringono i denti, le istituzioni hanno alzato il livello di guardia. Controlli a raffica, occhi puntati su prezzi e qualità del carburante. La Guardia di Finanza gira a tappeto e ogni giorno, puntualmente, qualcosa salta fuori.

Nelle scorse ore ad Abbiategrasso, nel Milanese, è finita male per un gestore che pensava forse di farla franca. Gasolio “ritoccato”, mescolato con solventi e oli per risparmiare sulle accise. Ma il trucco non ha retto alla verifica: circa 10mila litri sequestrati e denuncia per frode. Un classico caso di chi prova a fare il furbo e poi si ritrova con il cerino in mano.

Non va meglio in altre zone. Per esempio, notizia di oggi, in provincia di Oristano i controlli raccontano una realtà piuttosto chiara: circa un distributore su tre non è in regola. Prezzi non comunicati correttamente, irregolarità diffuse e sanzioni che fioccano.

Sul fronte dei trasporti la situazione è ancora più delicata. Autotrasportatori sotto pressione, tra carburante caro e noli marittimi in salita. Per le isole poi il quadro si complica: Sicilia e Sardegna fanno i conti con costi strutturalmente più alti e una competitività che rischia di zoppicare. Quando la benzina sale, tutto il resto si trascina dietro: aumentano i costi dei trasporti, si gonfiano i prezzi dei prodotti sugli scaffali e finiscono per lievitare anche le materie prime, con un effetto a catena che si riflette su ogni passaggio della filiera.

Per la delicata situazione dell’insularità si è mossa la politica. L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha portato il tema a Bruxelles: “L’aumento dei costi energetici, il rincaro dei noli marittimi e il trasferimento lungo la filiera degli oneri derivanti dal sistema ETS stanno mettendo in seria difficoltà gli autotrasportatori e l’intero comparto”

Antoci sottolinea poi la necessità di tutelare le aree più esposte, chiedendo alla Commissione europea come intenda garantire “il rispetto dei principi di coesione territoriale nell’attuazione del Green Deal”, soprattutto per regioni come Sicilia e Sardegna che non devono essere lasciate sole e che “l’Europa ha il dovere di garantire coesione e pari opportunità”.

Sul tema dei costi, aggiunge di aver chiesto se siano previste misure per evitare che “i costi del sistema ETS ricadano interamente sugli autotrasportatori”, ribadendo che la transizione verde deve essere “equa” e non penalizzante per territori già fragili.