Alla lettura del dispositivo si sono registrati momenti di tensione. Ventinove le vittime della valanga che si abbatté sull’hotel nel gennaio 2017.
Pescara – Si chiude con tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni l’Appello bis per la tragedia di Rigopiano. Dopo quasi otto ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello di Perugia ha condannato a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Prescrizione per gli ex dirigenti provinciali Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco. Il procedimento era approdato a Perugia dopo il rinvio disposto dalla Cassazione.
“Quella di oggi in parte ci soddisfa perché riconosce la responsabilità della Regione Abruzzo come abbiamo sempre sostenuto”, ha dichiarato l’avvocato Massimiliano Gabrielli, che rappresenta alcuni familiari delle 29 vittime. Per l’avvocato Romolo Reboa, la sentenza dice che “l’inettitudine della pubblica amministrazione può uccidere” e rappresenta “una pietra miliare”, perché afferma il principio che l’inerzia non esonera dalle responsabilità connesse agli incarichi pubblici. Reboa ha inoltre auspicato una rettifica del bilancio regionale per risarcire immediatamente le famiglie.
Dal canto suo, il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio ha espresso “rispetto” per la decisione e “vicinanza alle famiglie”, sottolineando che nessuna sentenza potrà restituire le vite perdute. La Regione attende ora il deposito delle motivazioni.
La Procura aveva chiesto condanne per nove imputati: 2 anni e 8 mesi per Lacchetta e Colangeli; 3 anni e 4 mesi per D’Incecco e Di Blasio; 3 anni e 10 mesi per cinque dirigenti regionali (Giovani, Primavera, Caputi, Antenucci e Visca). Per Belmaggio, invece, era stata chiesta l’assoluzione.
Alla lettura del dispositivo si sono registrati momenti di tensione, in particolare dopo l’assoluzione dell’ex sindaco Lacchetta. L’avvocato difensore è scoppiata in lacrime, suscitando la reazione di alcuni familiari delle vittime. La madre di Stefano Feniello ha gridato: “Si piange per la morte di un figlio, non per un’assoluzione”.
La tragedia del 18 gennaio 2017
Alle 16.49 del 18 gennaio 2017, una valanga di circa 120mila tonnellate travolse e distrusse l’hotel Rigopiano di Farindola, sul versante pescarese del Gran Sasso. Nel resort, a 1.200 metri di quota, si trovavano 40 persone: 28 ospiti (tra cui 4 bambini) e 12 dipendenti. Solo 11 sopravvissero.
Quel giorno, in piena emergenza neve e dopo quattro scosse di terremoto di magnitudo 5.1, gli ospiti avevano chiesto di essere evacuati. Le richieste di aiuto, mail e telefonate, rimasero senza risposta. Lo spazzaneve atteso dalle 15 non arrivò mai.
Pochi minuti prima delle 17 la valanga cancellò l’albergo. L’allarme partì alle 17.40 con la telefonata del sopravvissuto Giampiero Parete. I soccorsi raggiunsero la struttura dopo ore, tra neve e bufera. Le ricerche proseguirono senza sosta fino al 26 gennaio, quando vennero recuperati gli ultimi corpi.
L’Abruzzo pianse 29 vittime. Oggi, a nove anni di distanza, una nuova pagina giudiziaria prova a fare chiarezza su responsabilità e omissioni.