Una donna racconta la sua odissea: immagini prese da Instagram e finite su forum hot. “Mi hanno venduto pacchetti a pagamento per sparire”. La Procura di Roma valuta di aprire un fascicolo.
Roma – Non erano immagini private, né scatti rubati da chat segrete. Solo fotografie comuni, pubblicate su Instagram: una giornata al mare, un costume colorato, nulla di più. Eppure sono bastate per trasformare la vita di una donna – una delle tante, purtroppo – in un incubo digitale. Sì, perché quelle foto, modificate e inserite in contesti sessuali e denigratori, sono finite su Phica.eu, forum diventato noto per la diffusione di materiale a sfondo sessista senza il consenso delle persone ritratte. Da lì, in poche ore, la vittima si è ritrovata esposta a commenti volgari e discussioni pubbliche.
I tentativi di farle rimuovere si sono scontrati con il silenzio degli amministratori. Anzi, racconta la donna, è iniziato un vero e proprio ricatto a pagamento: pacchetti di “pulizia dell’immagine online” venduti come se fossero servizi premium. I costi? 250 euro al mese per il “base”, 500 per il “premium”, 1.000 per l’“unlimited”, che prometteva perfino la cancellazione dai motori di ricerca. Il denaro poteva essere inviato tramite bonifico istantaneo o criptovalute.
Alla fine, esasperata e temendo che il materiale continuasse a circolare, la donna ha ceduto. «Non ho retto. Volevo sparire subito e ho mandato i soldi», ha detto a Repubblica in un’intervista. «Ho preferito pagare, anche se mi sembrava ingiusto. Non ce la facevo più, volevo solo sparire». In totale, la donna ha speso quasi 2mila euro, senza peraltro avere alcuna certezza che i contenuti non riemergano altrove.
Il caso, uno dei tanti legati a piattaforme già finite sotto inchiesta, solleva ancora una volta il tema della vulnerabilità digitale e della difficoltà per le vittime di difendersi quando il corpo diventa merce in mano ad anonimi predatori del web.
E anche per questo la Procura di Roma sta valutando di aprire un fascicolo sull’intera questione. I magistrati analizzeranno l’informativa della polizia postale, quindi decideranno se aprire un’inchiesta con eventuali indagati; probabilmente sarà anche sentito il gestore del sito, che nei giorni scorsi dopo la bufera sollevata è stato chiuso. A quanto si apprende, infatti, quest’ultimo sarebbe italiano, il che apre la possibilità di un’azione legale nei suoi confronti nonostante il server sia all’estero.