Scintille tra Schlein e Fazzolari a un mese dal voto sulla separazione delle carriere. Per Petrelli “anche i magistrati per il cambiamento”.
Roma – La corsa verso il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere entra nell’ultimo mese con un violento scontro politico. Una battuta del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha scatenato la bufera tra i due schieramenti, proprio mentre si cercava di mantenere il dibattito su binari tecnici e meno polarizzati.
Il “caso” è scoppiato a seguito di una dichiarazione di Fazzolari (FdI) rilasciata a margine delle commemorazioni per il quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina. Interpellato dai cronisti su un ipotetico orientamento di Vladimir Putin riguardo alla riforma costituzionale italiana, il Sottosegretario ha risposto: “In Russia non c’è la separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no”.
Le parole di Fazzolari sono state interpretate dal fronte del “No” come un tentativo di delegittimare gli oppositori della riforma accostandoli al leader russo. La segretaria dem Elly Schlein ha duramente criticato l’uscita, ricordando l’appello alla moderazione del Presidente della Repubblica. “Spiace che l’appello di Mattarella sia stato così poco ascoltato. Fazzolari arriva a dire che Putin voterebbe no… alla faccia della non politicizzazione del referendum“, ha dichiarato da Latina.
Lo staff del Sottosegretario è intervenuto con una nota ufficiale per gettare acqua sul fuoco, definendo la frase una semplice battuta in risposta a una domanda “bizzarra” e negando categoricamente qualsiasi paragone tra chi vota No e il presidente russo.
Dal suo canto Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, afferma: “Il documento sottoscritto da numerosi magistrati a sostegno del Sì al referendum sulla separazione delle carriere dimostra che questa riforma non è contro qualcuno, ma nell’interesse della giustizia e dei cittadini. Non è una battaglia di parte, non è una bandiera ideologica: è la presa d’atto proveniente dall’interno della magistratura che il sistema non funziona più e che il peso delle correnti ha prodotto distorsioni, opacità e perdita di credibilità”.
“Nel documento – prosegue Petrelli – vengono evidenziate pratiche inquietanti delle correnti che limitano l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati. Continuare a raccontare questa riforma come un attacco alla magistratura significa scegliere consapevolmente di difendere lo status quo e di rimuovere i problemi reali del sistema. Oggi, invece, sono proprio dei magistrati, esponendosi personalmente e pubblicamente con nomi e cognomi, a dire che così non va e che è necessario cambiare”.
“Questo referendum non è affatto una resa dei conti, ma una scelta di responsabilità verso i cittadini e verso la giustizia. O si ha il coraggio di riformare ciò che non funziona, oppure si accetta di lasciare tutto com’è, condannando la giustizia a restare prigioniera delle sue gravi distorsioni”, conclude.