In attesa del 2027 e di un possibile cambio di governo, il dibattito sul sostegno al reddito si riaccende. Intanto una Regione si muove in autonomia.
Non è ancora crisi, ma qualcosa è cambiato. Dopo il referendum, il governo attraversa una fase di maggiore fragilità e i diversi scenari sul tavolo, dal voto anticipato al rimpasto, fino alla naturale scadenza della legislatura nel 2027, stanno spingendo i partiti a rispolverare i propri temi identitari. Tra questi, uno in particolare continua a esercitare una presa forte sull’elettorato: il Reddito di Cittadinanza, abolito nel 2024 e sostituito dall’Assegno di Inclusione, ma mai davvero scomparso dal dibattito pubblico.
La misura resta un terreno di scontro netto. Il centrodestra ne ha decretato la fine e non sembra intenzionato a tornare sui propri passi. Sul fronte opposto, il Movimento 5 Stelle potrebbe rilanciarlo come pilastro del prossimo programma elettorale, mentre il Partito Democratico, storicamente critico, appare oggi su posizioni più sfumate, anche in funzione delle possibili alleanze nel Campo Largo. In caso di vittoria del centrosinistra nel 2027, un ritorno della misura, magari in forma rinnovata, è uno scenario tutt’altro che improbabile.
Senza attendere Roma, la Regione Toscana ha deciso di muoversi in autonomia. Con uno stanziamento di 3,3 milioni di euro ha messo in campo un sostegno da 500 euro mensili per un massimo di nove mesi, rivolto a disoccupati con un Isee fino a 15.000 euro. Formalmente si tratta di un percorso di reinserimento lavorativo, il contributo è legato alla partecipazione a corsi di formazione e attività di orientamento, e la Regione ha già pubblicato il bando per selezionare gli operatori che gestiranno i percorsi.
Una sperimentazione locale che, nel clima attuale, suona anche come un segnale politico. Il tema del sostegno al reddito è tutt’altro che archiviato.