Pusher morto, un buco di 20 minuti e i dubbi sulla pistola

Interrogati i quattro agenti presenti: l’accusa sospetta che abbiano alterato la scena per aiutare il collega indagato per omicidio.

Milano – Un vuoto di 23 minuti tra lo sparo e la richiesta di soccorso, testimoni “scomparsi” nel nulla e una pistola giocattolo senza impronte della vittima. Sono questi i pilastri dell’inchiesta della Procura sull’uccisione di Abderrahim Mansouri, il 28enne morto lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. I quattro colleghi dell’agente che ha sparato sono stati convocati in Questura per rispondere di favoreggiamento e omissione di soccorso.

L’agente 42enne che ha esploso il colpo fatale ha sempre dichiarato di aver agito per legittima difesa, sostenendo che Mansouri gli avesse puntato contro una pistola (poi rivelatasi a salve). Tuttavia, la ricostruzione sembra vacillare davanti ai primi riscontri tecnici: sull’arma finta non sono state trovate impronte del giovane, e i legali della famiglia, Debora Piazza e Marco Romagnoli, affermano con forza che il 28enne non solo non avesse l’arma in mano, ma che addirittura stesse fuggendo quando è stato colpito sotto la tempia destra.

Il punto più oscuro resta però la gestione dei momenti immediatamente successivi allo sparo. Gli inquirenti contestano ai poliziotti indagati di aver ritardato l’allarme di oltre venti minuti mentre il giovane era a terra agonizzante. Non solo: secondo l’accusa, gli agenti avrebbero fornito versioni contrastanti sui propri movimenti e avrebbero omesso di segnalare la presenza di testimoni civili sul posto, persone che ora sono state sentite dalla Squadra Mobile e ritenute credibili.

Mentre l’avvocato dell’agente accusato di omicidio volontario parla di “blackout emotivi” dovuti allo shock di un evento traumatico, gli investigatori sospettano un vero e proprio “disegno criminoso” per inquinare la scena del delitto. Si indaga in particolare su un poliziotto che si sarebbe allontanato dal luogo dello sparo per alcuni minuti prima dell’arrivo delle ambulanze: un lasso di tempo che, secondo l’ipotesi della Procura, potrebbe essere servito ad alterare gli elementi di prova per avallare la tesi della sparatoria difensiva.