Processo Zorzi, gli audio choc di Nicoleta Rotaru: 15 minuti di agonia che inchiodano l’ex marito

A Padova la quarta udienza per il femminicidio di Abano Terme: urla, rantoli e violenze anche sulla figlia nell’orrore registrato dalla vittima.

Padova – Un silenzio assordante ha avvolto ieri l’aula ella Corte d’Assise di Padova, rotto solo dai suoni strazianti di un audio che ha fatto rivivere gli ultimi, terribili minuti di vita di Nicoleta Rotaru. La 37enne, madre di due figlie, fu trovata morta il 2 agosto 2023 nella sua casa di Abano Terme, inizialmente creduta suicida. Ma ieri, nella quarta udienza del processo a Erik Zorzi – il 42enne camionista accusato di averla strangolata e di aver inscenato il suicidio – una registrazione di oltre 63 ore ha squarciato ogni dubbio: 15 minuti di urla, suppliche e rantoli che, per l’accusa, sono “la madre di tutte le prove”. Arrestato il 20 marzo 2024, Zorzi ora rischia una condanna per omicidio volontario aggravato dal legame di parentela.

La registrazione, partita tre ore prima del delitto e interrotta solo due giorni dopo per la batteria scarica del cellulare di Nicoleta, racconta una notte di orrore. Tutto inizia con una lite: Zorzi, geloso del nuovo compagno della ex moglie, Mirko, la insulta pesantemente. “Vai via, idiota”, gli grida lei. Lui scoppia a piangere. Poi, alle 4.24, il dramma: un urlo disperato di Nicoleta, seguito da un flebile “Erik, ti prego”. Sono le sue ultime parole. Nei minuti successivi, si sentono i rantoli della donna mentre Zorzi ripete “liberaci, ti supplico” e “vattene, mi stai distruggendo”. Alle 4.39, il silenzio: Nicoleta esala l’ultimo respiro, strangolata – secondo l’accusa – con una cintura marrone trovata al collo, ma non agganciata a nulla.

L’audio, definito dal pm Marco Brusegan una prova schiacciante. Ma l’orrore non si è fermato qui. Un secondo audio, datato 13 gennaio 2023 e intitolato da Nicoleta “Non lascia studiare S.”, ha fatto sobbalzare anche l’imputato. Si sente Zorzi aggredire verbalmente la figlia dodicenne con frasi come “ti tiro una testata”, “ti prendo a calci sul sedere” e “ti faccio sanguinare”, fino a un grido della ragazzina, forse colpita. “Questa volta passi dei guai”, lo avverte Nicoleta. “Aspettati cose brutte”, risponde lui, prima che si sentano rumori compatibili con un’aggressione anche alla donna, che geme per il dolore. Un’escalation di violenza domestica che, per l’accusa, culmina nel delitto di agosto.

Un terzo audio, del 4 ottobre 2022, ha lasciato l’aula attonita. Registrato durante un intervento dei carabinieri, chiamati dalla madre di Zorzi, si sente la donna implorare aiuto: “Mollami, hai cercato di ammazzarmi”. Poi, con voce tremante, lo accusa: “Mi hai strangolato, mi hai tolto l’aria. Sei una bestia, non sei degno di essere padre. Vai a confessarti e liberati dal demonio”. E ancora: “Lei (Nicoleta) è una santa, tu sei sempre stato cattivo”. Un ritratto agghiacciante di un uomo descritto come violento non solo con la ex moglie, ma anche con la madre, che lo definisce destinato “all’inferno per l’eternità”.

Il processo, iniziato a dicembre 2024 dopo il rinvio a giudizio di settembre, si basa su oltre mille ore di registrazioni che Nicoleta aveva accumulato per anni, documentando un inferno quotidiano. Ritrovata rannicchiata nella doccia, la sua morte fu inizialmente archiviata come suicidio. Ma i dubbi dei familiari e l’insistenza delle avvocate Roberta Cerchiaro e Tatiana Veja hanno portato alla svolta: l’analisi del cellulare, con l’audio scovato dal perito Ulrico Bardari, ha ribaltato tutto. Ora, mentre la difesa di Zorzi cerca di smontare le prove, la Procura punta a dimostrare un femminicidio premeditato, aggravato dalla presenza delle due figlie, oggi affidate ai nonni.

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