Prima il rogo, poi la beffa: stipendio tagliato da tre mesi

Sopravvissuti alle fiamme del deposito Brt di Bovisa, i lavoratori dell’appalto HP23 sono ancora in cassa integrazione. La Cgil proclama lo stato di agitazione.

Milano – C’è un incendio che a Bovisa non si è mai davvero spento. Non quello di luglio, domato a fatica dai vigili del fuoco, ma quello che da tre mesi brucia nelle buste paga di decine di operai. Mentre le fiamme sventravano il deposito Brt di via Don Minzoni, un pensiero gelido si faceva largo tra chi quei pacchi li movimentava ogni giorno: e adesso come si campa? Oggi, a oltre 100 giorni dal rogo, la risposta è una sola, amara e beffarda: con lo stipendio dimezzato, prigionieri di una cassa integrazione che nessuno di loro ha chiesto.

Tutto comincia la sera dell’8 luglio 2026, intorno alle 19.30. Un vasto incendio divora il magazzino di smistamento del corriere Bartolini in via Don Giovanni Minzoni, nel cuore della Bovisa, a pochi passi dal campus del Politecnico. Vanno in fumo circa 8mila metri quadri, i container esplodono per il calore, una colonna di fumo nero copre mezza città. Per fortuna non ci sono feriti, ma la Procura di Milano apre un’inchiesta: tra le ipotesi, mai esclusa del tutto, anche quella dell’incendio doloso.

Spente le fiamme, resta l’altra emergenza, quella del lavoro. Perché mentre Brt ha ricollocato le lavorazioni in altre filiali lombarde, salvando il proprio personale diretto e i trazionisti in appalto, per gli addetti alla movimentazione delle merci della HP23 S.r.l. – l’azienda che opera dentro il polo – non è arrivata nessuna soluzione strutturale. Una parte di loro è ancora inchiodata al Fondo di integrazione salariale (FIS), con il reddito falcidiato “per una situazione del tutto indipendente dalle proprie responsabilità”.

A rompere il silenzio è la Filt Cgil Milano e Lombardia, che ha proclamato lo stato di agitazione. Il sindacato non usa giri di parole:

“Non è accettabile che il peso economico e occupazionale dell’incendio ricada principalmente sul personale HP23, senza un adeguato coinvolgimento di BRT, committente e proprietaria delle infrastrutture”.

Accanto ai soldi, c’è la sicurezza. Al polo operativo di via Cevedale, denuncia la Cgil, uscite di emergenza, camminamenti e accessi a idranti ed estintori risultano spesso ostruiti da gabbie e bancali. Condizioni che, dopo quanto visto a Bovisa, richiedono interventi immediati.

Da qui le richieste al tavolo: ricollocare chi è in FIS anche in altre filiali Brt, riconoscere indennità e rimborsi previsti dal CCNL Logistica e garantire un’integrazione salariale fino al 100% della normale retribuzione. Per dare forza alle parole, il primo presidio è stato convocato per martedì 13 ottobre, dalle 7.30, davanti ai cancelli di via Don Minzoni.

La replica dell’azienda arriva misurata. Brt fa sapere di aver adottato “le misure necessarie per garantire la continuità operativa”, spiega che le questioni occupazionali “attengono alle scelte delle aziende coinvolte” e conferma la propria “disponibilità al dialogo nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno”. Parole che, per ora, non bastano a riaccendere le buste paga.