Durante il 2025 appena passato agli annali si sono verificati quasi 140 allagamenti per piogge estreme, 86 eventi per la furia devastatrice del vento e 37 inondazioni fluviali.
Il freddo polare arreca danni all’economia. Una volta, circa 20-30 anni fa, era normale che in inverno nevicasse e ci fosse un freddo da temperature sotto zero. I vecchi contadini raccontano che le bufere di neve duravano settimane, i paesi di montagna restavano isolati e ci si spostava coi cavalli. Perché l’inverno è sempre stato sinonimo di freddo e neve, soprattutto in media-alta quota. Ora coi cambiamenti climatici in corso e con gli eventi estremi è tutto scombussolato.
Gli inverni sono sempre più miti e quando viene giù la neve a fiotti si resta basiti. Essa ha simboleggiato, soprattutto ai bambini coi loro occhi sgranati per lo stupore, purezza e gioia. I fiocchi coprono la terra quasi come un manto, seguendo una cadenza ritmata che richiama atmosfere oniriche e immagini sperdute nel tempo, creando paesaggi molto suggestivi.
A parte la poesia che può suscitare, la neve è utile come riserva d’acqua per la primavera e l’estate, protegge il suolo e le piante dal gelo (effetto isolante e coibente) e dagli animali, purifica l’aria catturando particelle inquinanti, favorisce lo sviluppo radicale delle piante e ha impatti benefici sulla salute e sul clima, regolando il ciclo idrologico e prevenendo l’erosione del suolo, anche se abbondanti nevicate possono causare danni, ambientali ed economici.
Il cambiamento climatico da occasionale si è trasformato in frequente, con gravi ripercussioni sulla struttura idrogeologica dei nostri territori. Durante il 2025 appena passato agli annali si sono verificati quasi 140 allagamenti per piogge estreme, 86 eventi per la furia devastatrice del vento e 37 inondazioni fluviali. Ne hanno fatto le spese città industriali, aree turistiche punti strategici per le merci. Le regioni più colpite sono state Lombardia con 50 casi, Sicilia con 44 e Toscana 41. L’anno nuovo si è presentato con forti nevicate e freddo polare a causa della bassa pressione invernale.

Si tratta, come hanno spiegato i meteorologi, di una zona in cui l’aria è più leggera e sale, creando una sorta di “vuoto” che attira quella circostante e genera instabilità meteorologica, portando spesso nuvole, vento e precipitazioni come pioggia o neve. Si forma in inverno nell’Artico ma gli improvvisi riscaldamenti provocano masse di aria fredda fino a toccare l’Europa e il Mediterraneo. Il tempo diventa più instabile e di difficile gestione.
I danni più gravi sono subiti dalle infrastrutture, come il trasporto ferroviario e pubblico. Sono stati riscontrati disservizi per i pendolari e turisti, ore di mancato lavoro e produzione in forte calo. Il problema di fondo è che l’intero sistema dei trasporti è stato costruito per condizioni meteorologiche che non ci sono più, ma si sono trasformate. Il cosiddetto “clima impazzito” ha effetti sulla crescita economica: danni fisici, interruzioni, crescita dei costi assicurativi e investimenti precari.
Le risposte fornite, finora, sono state emergenziali e non di sistema. Inoltre, pur essendo stato approvato nel 2023 il “Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, è inattuabile per mancanza di risorse. I danni ammonterebbero, nel mondo, a oltre 120 miliardi di dollari di costi, secondo il Counting the Cost 2025, il rapporto annuale dell’organizzazione umanitaria Christian Aid che ha documentato i danni economici e umani causati dai disastri climatici nel corso del 2025.
Ovviamente il prezzo più alto è stato pagato dalle le nazioni più povere. Come volevasi dimostrare: niente di nuovo sotto il sole.