Il giovane è annegato nelle acque del porto di Civitanova dopo la lite scoppiata nel giorno del suo compleanno: la donna è sedata ma fuori pericolo.
Macerata – Una tragedia familiare terribile, iniziata con una brutale aggressione e terminata con un drammatico suicidio. Il giovane Riccardo Merkuri è stato ritrovato senza vita nelle acque del porto di Civitanova Marche, dopo aver picchiato selvaggiamente la madre nel giorno del suo ventesimo compleanno. La donna è ora ricoverata in gravi condizioni all’ospedale di Macerata.
Il dramma ha avuto inizio nella tarda serata di venerdì a Pollenza. Durante una lite scoppiata per motivi ancora da chiarire, il ventenne ha colpito ripetutamente la madre con pugni al volto, causandole ferite profondissime, in particolare alla mandibola.
A lanciare l’allarme è stato il marito della donna, che l’ha ritrovata sanguinante ed esanime nel bagno di casa. Trasferita d’urgenza in ospedale, la vittima è stata posta in stato di sedazione; nonostante la gravità del trauma facciale, i medici hanno confermato che al momento non sarebbe in pericolo di vita.
Dopo l’aggressione, il giovane si è dato alla fuga dirigendosi verso la costa. La sua auto è stata rintracciata nei pressi del molo sud del porto di Civitanova Marche. Le ricerche, scattate sabato sera, hanno coinvolto la squadra dei vigili del fuoco di Civitanova e i sommozzatori giunti da Teramo; il nucleo Sapr con l’ausilio di droni per il monitoraggio dall’alto; polizia e carabinieri per l’analisi dei rilievi e delle testimonianze.
I filmati della videosorveglianza portuale hanno purtroppo chiarito la dinamica degli ultimi istanti di vita del ragazzo, mostrandolo mentre finiva in acqua. Il recupero del corpo, avvenuto domenica mattina, ha messo fine alle speranze di ritrovarlo in vita, lasciando una comunità intera nello sconforto per una spirale di violenza e disperazione culminata nel peggiore dei modi.
La famiglia Merkuri, di origini albanesi, è residente a Pollenza dagli anni Novanta ed è ben integrata nel territorio. Riccardo ha anche militato nelle giovanili del Montemilone. Il padre Mario, piccolo imprenditore edile, aveva seguito le operazioni le ricerche in prima persona.