I prezzi dei carburanti tendono a salire “come un razzo” non appena si profila un rischio sui mercati, ma scendono “come una piuma” quando l’emergenza rientra.
Mentre i mercati internazionali reagiscono con euforia all’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran, portando il Brent e il WTI a perdere oltre il 13% del proprio valore in poche ore, gli automobilisti italiani si trovano di fronte al paradosso dei listini immobili. Nonostante il crollo del greggio, i distributori non hanno ancora registrato alcun ribasso significativo.
Secondo i dati ufficiali del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) diffusi mercoledì 8 aprile 2026, la situazione alla pompa riflette ancora le tensioni delle settimane passate:
- Benzina (self-service): Prezzo medio nazionale a 1,783 €/l.
- Gasolio (self-service): Prezzo medio nazionale a 2,143 €/l.
La dinamica del “razzo e della piuma”
Il fenomeno, noto agli economisti come trasmissione asimmetrica dei costi, spiega perché il portafoglio dei cittadini non benefici immediatamente della distensione diplomatica in Medio Oriente. I prezzi dei carburanti tendono a salire “come un razzo” non appena si profila un rischio sui mercati, ma scendono “come una piuma” quando l’emergenza rientra.
Questa lentezza è dovuta a due fattori principali:
- Smaltimento scorte: le compagnie devono esaurire il carburante acquistato quando le quotazioni erano ai massimi.
- Mercati Platt’s: prima di ritoccare i listini retail, gli operatori attendono che il calo si consolidi sui mercati dei prodotti raffinati del Mediterraneo, un processo che richiede mediamente dai 3 ai 5 giorni.
Allarme inflazione e pressione sul governo
Le associazioni dei consumatori non accettano l’attesa. Codacons e Assoutenti hanno presentato un esposto urgente, evidenziando come l’alto costo del gasolio stia già pesando sul carrello della spesa, dato che la maggior parte dei prodotti alimentari in Italia viaggia su gomma.
La preoccupazione principale riguarda la scadenza del 1° maggio, data in cui terminerà il taglio provvisorio dell’aliquota. Senza una proroga, il timore è che il gasolio possa sfiorare i 2,30 €/l, vanificando di fatto i benefici della tregua internazionale e dando una nuova spinta all’inflazione. Le associazioni chiedono al Governo un intervento strutturale per evitare che il calo del petrolio resti un fenomeno confinato esclusivamente alle borse valori.