Off limits ai barbari del turismo cafone

Per limitare i flussi dei turisti caciaroni e maleducati occorrono strategie di restrizione dei luoghi a rischio ovvero politiche di fruizione ecocompatibili con il territorio.

L’overtourism si può arginare. Non è detto che bisogna morirne, volendo si può anche arrestarlo. Ormai è diventato consueto il fenomeno per cui il numero di turisti supera la capacità di accoglienza di una destinazione, causando problemi come congestione, inquinamento, aumento dei costi e perdita di identità locale. Il Comune di Funes, immerso nell’omonima valle in Alto Adige, con un paesaggio emozionante da richiamare atmosfere oniriche, è un idillio alpino incontaminato, caratterizzato dall’imponente contrasto tra i pascoli verdi, i fitti boschi e le aspre guglie frastagliate del Gruppo delle Odle (patrimonio UNESCO).

Rappresenta un connubio tra natura selvaggia e cultura rurale, come i caratteristici masi e le chiese storiche, come quella di Santa Maddalena, che offrono viste panoramiche mozzafiato. Ebbene questo spettacolo della natura ha subito l’invasione delle orde barbariche turistiche e per arginarle si era pensato ai tornelli per contrarne l’afflusso.

Ma lo stratagemma è servito a ben poco al punto che si è pensato di installare sbarre anti-selfie. Il fenomeno si è presentato già da qualche anno e malgrado le proteste di gruppi di cittadini il flusso ha continuato imperterrito ad invadere la valle. Sotto accusa soprattutto il turismo mordi e fuggi, giornaliero, spesso superficiale e rapido, caratterizzato da brevi soste e grande afflusso, che genera, soprattutto degrado (bivacchi, rifiuti).

Come hanno sostenuto le autorità locali, il nuovo criterio è un tentativo di proteggere il contesto ambientale e la popolazione ivi residente dal caos provocato da un’accozzaglia di persone che come un fiume in piena minaccia la quiete del posto. Certo come può un territorio in cui il silenzio è parte integrante del contesto riuscire a sopravvivere alle mandrie umane urlanti?

Già qualche anno fa il proprietario del terreno su cui sorge la chiesetta di San Giovanni di Ranui, uno dei soggetti più fotografati dell’Alto Adige aveva posto un tornello a pagamento per fermare l’invasione di fotografi occasionali. Si tratta dell’affascinante cappella barocca dedicata a San Giovanni con il suo campanile a cipolla che si protende fiero verso le cime delle Odle. Altre persone, titolari di terreni, ne hanno seguito l’esempio.

Queste iniziative per quanto apprezzabili non hanno avuto gli effetti sperati in quanto isolate e non coordinate. In questo contesto si inserisce l’iniziativa del Comune che ha intrapreso questa disfida al grido di battaglia “Stop al turismo selvaggio”! Come non essere d’accordo con chi si è visto invadere da ciurme di comitive di ogni genere e colore che parcheggiavano in qualsiasi luogo, scattavano foto, manifestano volti festanti per l’ardua impresa compiuta, lasciandosi dietro di loro i rifiuti dei loro bivacchi.

Il meraviglioso Comune di Funes

E’ per questo che il Comune ha deciso di sbarrare le strade, libere solo per i residenti e i clienti degli alberghi. Saranno aumentate le tariffe del parcheggio e si cercherà di coinvolgere i Comuni vicini per aumentare il controllo dei vigili. Non si sa se questa sia la decisione più adatta per contrastare il fenomeno, perché vietare la circolazione non è mai un atto liberale ma impositivo.

Comunque qualcosa andava fatto, come hanno confermato le proteste dei residenti contro l’overtourism in tutta Europa (Spagna, Italia, Grecia), trasformandosi in mobilitazioni organizzate contro un modello insostenibile che causa la perdita di alloggi a prezzi accessibili, il sovraffollamento e la trasformazione dei quartieri storici.

Le comunità locali denunciano l’impatto degli affitti brevi (Airbnb) che espelle i residenti e chiedono limitazioni drastiche ai flussi turistici. Le proteste hanno stimolato la crescita di concetti opposti come “undertourism” (turismo sostenibile e responsabile) e la ricerca di destinazioni meno note per bilanciare i flussi. Speriamo bene.