Omicidio Ruoso, confessa il braccio destro: il patron di Telepordenone ucciso per soldi

Bedin ha ammesso l’agguato a colpi di spranga. Il nipote della vittima: “Siamo increduli, lo zio lo ha aiutato per tutta la vita”.

Pordenone – Un legame professionale e umano durato quarant’anni si è spezzato nel sangue. Loriano Bedin, 67 anni, storico collaboratore e “ombra” del patron di Telepordenone Mario Ruoso, ha confessato l’omicidio dell’editore 87enne. L’uomo, che per decenni è stato considerato uno di famiglia, ha ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio in Questura, portando gli inquirenti a ritrovare l’arma del delitto in un canale di irrigazione.

L’indagine lampo della polizia di Pordenone ha stretto il cerchio attorno a Bedin in meno di 48 ore, incastrandolo grazie alle telecamere di videosorveglianza e all’analisi dei tabulati telefonici. Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso indagato, il delitto è avvenuto intorno alle 8 del mattino del 4 marzo.

Bedin si è appostato davanti all’uscio di casa di Ruoso a Porcia, attendendo che l’anziano uscisse. Appena l’editore ha aperto la porta, è stato colpito violentemente alla testa con un tubo di ferro di 70 centimetri. Nonostante la vittima fosse già a terra esanime, il killer si è accanito con altri colpi mortali.

Dopo aver gettato la spranga dalla finestra per poi recuperarla in giardino e lanciarla nel canale Brentella, Bedin si è allontanato a piedi verso la sua auto, dove si è cambiato d’abito per tentare di eliminare le tracce.

Dietro un gesto di tale violenza ci sarebbero motivi economici legati a vecchie pendenze e rivendicazioni inerenti la società che gestiva l’emittente radiotelevisiva. Screzi che nell’ultimo periodo avevano incrinato il rapporto tra i due, ma che nessuno avrebbe mai pensato potessero sfociare in una tragedia. Ruoso era stato trovato in una pozza di sangue solo alle 13 dal nipote, allarmato dal fatto che lo zio non rispondesse al telefono.

La confessione ha lasciato i parenti di Ruoso in uno stato di profondo sgomento. “Sono incredulo, lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”, ha dichiarato il nipote ai microfoni del Tgr. “Questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo da sempre. Solo un momento di pazzia può spiegare l’accaduto”.

Loriano Bedin si trova ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Gli abiti sequestrati durante le perquisizioni domiciliari saranno ora analizzati dalla polizia scientifica per confermare la presenza di tracce ematiche della vittima.