Omicidio Maria Rosca, condannato a 22 anni il compagno: la gettò dalla finestra

La Corte d’Assise ha accolto la tesi del “delitto d’impeto”. Un audio ambientale ha smontato l’ipotesi del suicidio.

Riva del Garda – Dopo oltre tre ore di camera di consiglio, è arrivata la parola “fine” sul processo per la tragica morte di Maria Rosca, la 46enne moldava precipitata dal terzo piano di una palazzina in via Fiume il 30 gennaio 2022. La Corte d’Assise di Trento ha condannato il compagno, Ion Gavrila, a 22 anni di reclusione.

La sentenza conferma la ricostruzione della Procura, guidata dal pm Fabrizio De Angelis, che ha descritto l’evento come un brutale omicidio volontario consumato al culmine di una lite. Secondo le perizie tecniche, l’uomo avrebbe sollevato di peso Maria Rosca per poi gettarla nel vuoto da un’altezza di quindici metri. Un volo che non ha lasciato scampo alla donna, madre di tre figli.

Inizialmente si era ipotizzato un gesto estremo, ma a incastrare Gavrila è stato un audio catturato dalle telecamere di un supermercato vicino. La registrazione ha permesso di ricostruire i momenti critici della violenta discussione, smentendo la versione della difesa. I giudici hanno stabilito una provvisionale di 60mila euro per ciascuno dei figli della vittima, costituitisi parte civile nel processo.

Il pm aveva chiesto 24 anni di carcere, definendo il quadro probatorio “chiaro” nonostante la natura indiziaria del processo. La difesa ha tentato fino all’ultimo di instillare il dubbio del suicidio, ma la perizia dell’ingegner Igor Gonnella sulla traiettoria di caduta e le testimonianze ambientali hanno convinto la Corte della colpevolezza dell’imputato.