Miliardi di euro spesi e lavori ancora in corso: metà delle infrastrutture sarà pronta solo dopo i Giochi. A Milano il Pala Italia è circondato dal fango, mentre sulla Statale 36 esplode la protesta. E a San Siro biglietti scontanti per riempire i buchi.
Milano – I riflettori di tutto il mondo si accendono su Milano-Cortina 2026, ma dietro lo sfarzo della cerimonia d’apertura si nasconde una realtà fatta di ruspe ancora in azione, asfalto fresco posato sotto la pioggia e promesse mancate. Il bilancio delle opere pubbliche per queste Olimpiadi è impietoso: su 98 interventi previsti, ben 49% verranno terminati solo a Giochi conclusi, con alcuni cantieri che rimarranno aperti addirittura fino al 2033.
Il Pala Italia: una “cattedrale nel deserto”
L’emblema di questo flop è il nuovo Pala Italia nel quartiere Santa Giulia a Milano. La struttura, firmata dall’archistar David Chipperfield, brilla con i suoi anelli a led (anche se, giunti sul posto, il 6 febbraio tutte le luci sono spente) e intorno regna il nulla. Dovevano esserci parchi, case e negozi; ci sono invece cumuli di mattoni, gru e fango. La riqualificazione dell’area Nord è in ritardo di otto anni.
Il palazzetto, che ospiterà l’hockey per poi diventare un tempio dei concerti (prenderà il nome di Unipol Dome), appare oggi isolato: una struttura avveniristica nel bel mezzo di una zona dismessa e ancora da bonificare. “Da fuori il Pala Italia è bellissimo, ma non si capisce se ci si può arrivare in macchina”, ci dice una ricercatrice del Centro Cardiologico Monzino (situato a pochi passi dalla struttura). “Non si capisce neanche se ci sono i parcheggi”, aggiunge. Effettivamente raggiungerlo in maniera autonoma non è possibile: si deve arrivare alla stazione di Rogoredo per poi prendere i bus navetta (linee 45 e 88), attivi eccezionalmente fino alle due di notte.

(6 febbraio 2026)
Statale 36: l’incubo dei pendolari continua
E se non c’è stato alcun boom per gli affitti brevi dovuto ai Giochi, non va meglio sul fronte della viabilità. La Statale 36 Milano-Lecco, arteria vitale per raggiungere le sedi olimpiche, è ancora un cantiere. Nonostante sia un’opera “essenziale”, i lavori di messa in sicurezza finiranno solo nel 2027. “I Giochi sono al via e siamo ancora qui ad aspettare”, denuncia il consigliere regionale Gian Mario Fragomeli (Pd), puntando il dito contro i ritardi e le asfaltature dell’ultimo minuto effettuate con temperature sottozero.

(6 febbraio 2026)
Per i 120mila automobilisti che ogni giorno percorrono questa tratta, il “sogno olimpico” significa solo code chilometriche e disagi che dureranno ben oltre la fine delle gare. “Non è possibile bloccare la viabilità in questo modo. Raggiungere Lecco tutta l’ultima settimana di gennaio era diventata una vera e propria impresa”, ci racconta un cittadino di Costa Masnaga, uno dei paesi della Brianza che da Lecco dista una ventina di minuti. Almeno in teoria: ultimamente con i lavori di asfaltatura in atto, infatti, il tempo era più che triplicato.
Corsa contro il tempo: asfalto “last minute” ad Assago
Scene quasi surreali si sono viste nelle ultime ore al Forum di Assago (rinominato Milano Ice Skating Arena). Mentre gli atleti del pattinaggio iniziavano a scaldarsi, fuori tra le pozzanghere si lavorava senza sosta: camion carichi di catrame e operai impegnati a finire la strada d’accesso ai parcheggi a pochissime ore dal via. Una corsa disperata per consegnare l’area in tempo per la prima gara del 6 febbraio. Ma c’è da fare attenzione per chi vuole assistere alle competizioni: l’area sosta del Forum, infatti, è riservata all’organizzazione; per i tifosi l’unico parcheggio disponibile è quello del centro commerciale adiacente.
Un conto sempre più salato
Oltre ai ritardi, c’è il tema dei costi: gli investimenti hanno già superato i 3,5 miliardi di euro, con un aumento del 4,6% (circa 157 milioni di extra-costi) rispetto alle previsioni iniziali. Dalla pista da bob di Cortina al Villaggio Olimpico, molte strutture saranno utilizzate “a metà”, con i progetti definitivi che verranno completati solo negli anni a venire come parte della cosiddetta legacy (l’eredità dei Giochi). Per ora, però, l’unica eredità certa sono i cantieri aperti e le proteste di chi vede un’occasione d’oro trasformata in una rincorsa affannosa.
Il “caso” pista da bob: l’opera più discussa di Cortina
La pista “Eugenio Monti” di Cortina d’Ampezzo è appunto diventata il simbolo delle sfide (e dei costi) di queste Olimpiadi. Dopo mesi di incertezze, veti internazionali e l’ipotesi di gareggiare all’estero, il cantiere è arrivato al traguardo, ma con un’eredità pesante. Dai preventivi iniziali, la spesa è esplosa, superando i 110 milioni di euro. Un aumento dovuto non solo alle materie prime, ma anche ai turni massacranti necessari per finire l’opera in tempo per i test tecnici. Durante un turno notturno, si è registrato il decesso di un vigilante, morto la notte del 8 gennaio nel gabbiotto del palazzetto del ghiaccio di Cortina.

Il vero nodo è il “dopo”. Mantenere una pista da bob costa circa 1,2-1,5 milioni di euro l’anno. Con un numero esiguo di atleti professionisti in Italia, il rischio concreto è che la struttura diventi un “elefante bianco”, ovvero un’opera monumentale troppo costosa da gestire per il comune di Cortina. Inoltre, le proteste degli ambientalisti non si sono placate, puntando il dito contro l’abbattimento di centinaia di larici secolari. “La cosa più triste – lamentano – sono le devastazioni fatte in Valtellina e a Cortina d’Ampezzo, dove per fare la pista di Bob hanno eliminato oltre un chilometro di Faggi all’interno della bellissima foresta”. La promessa è quella di una riforestazione compensativa, ma ad oggi l’impatto sul paesaggio dolomitico resta un tema aperto.
A San Siro il sold out è un miraggio
Dulcis in fundo… la cerimonia d’apertura. Già nel pomeriggio, a poche ore dal via, l’atmosfera intorno a San Siro è “vibrante”, con il pubblico che inizia ad arrivare ma l’evento ha dovuto fare i conti con le difficoltà nel riempire lo stadio. Un flop che ha spinto la Fondazione Milano-Cortina a una mossa disperata dell’ultimo minuto: un “prendi due, paghi uno” su biglietti da 260 euro (Categoria D). Nessuno sconto, invece, per i ticket dai prezzi più alti (700 euro per la Categoria C, 1.400 euro per la Categoria B, 2.000 della Categoria A).

(6 febbraio 2026)
La corsa ai saldi olimpici non avrebbe però aver convinto i milanesi, già freddi di fronte a prezzi considerati fuori mercato. Mentre ai volontari sono stati “svenduti” ingressi a 26 euro per fare massa, diversi consiglieri comunali hanno scelto il gesto simbolico di restituire i biglietti omaggio ricevuti. E il caos intorno alla cerimonia inaugurale si riflette anche in un torbido “mercato parallelo” sui social. Nelle ultime ore, gruppi e chat private sono stati inondati da messaggi di utenti che cercano disperatamente di cedere o scambiare i ticket ottenuti con le promozioni last minute. Tra chi cerca di rivendere i biglietti da 26 euro con un piccolo rincaro e chi si ritrova bloccato da bug tecnici (come l’impossibilità di rinominare i titoli d’accesso) regna la confusione totale.






