La donna filmava le violenze e le inviava all’amante. Rinviata a giudizio anche la moglie dell’uomo. La difesa ha annunciato ricorso.
Latina – Una sentenza durissima ha chiuso il primo grado di giudizio per uno dei casi di cronaca più agghiaccianti degli ultimi mesi. Il giudice dell’udienza preliminare ha inflitto dieci anni di reclusione a una quarantenne di Latina, infermiera, ritenuta responsabile di aver drogato e violentato ripetutamente il proprio figlio di quattordici anni tra febbraio e marzo 2025. Identica pena è stata comminata al suo compagno, un imprenditore che assisteva agli abusi in diretta tramite i video che la donna gli inviava sullo smartphone mentre il ragazzo era reso incosciente con sonniferi disciolti nelle bevande.
Il processo si è svolto con rito abbreviato. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la madre seguiva uno schema preciso e ripetuto: sedava il figlio, abusava di lui e documentava tutto con il telefono, trasformando quegli atti in materiale da condividere con l’amante in tempo reale. L’adolescente, fortunatamente, non conserva memoria di quanto subito e oggi è affidato in via definitiva al padre, che fu proprio il primo ad agire.
Fu lui, allertato dai colleghi di lavoro della donna, insospettiti dai lividi che portava e dal suo stato di evidente agitazione, a sporgere denuncia per tutelare il figlio. Con il sequestro dei dispositivi mobili, gli investigatori si sono trovati di fronte a un archivio che andava ben oltre il caso specifico: oltre ai video che ritraevano il minore, erano presenti numerose immagini pedopornografiche che hanno contribuito a inchiodare entrambi gli imputati.
Nel procedimento è coinvolta anche la moglie dell’imprenditore, anch’ella quarantenne, per la quale la Procura ha ottenuto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver istigato la madre del ragazzo a portare avanti gli abusi e la somministrazione di farmaci. Al termine dell’udienza la tensione è esplosa in aula: mentre l’imprenditore tentava di chiedere scusa ai familiari della vittima, la donna ha reagito insultando i parenti dell’ex marito, poco prima che le venisse formalmente revocata la potestà genitoriale.
La difesa annuncia battaglia. Il legale della quarantenne ha già comunicato l’intenzione di ricorrere in appello, sostenendo che il giudice non abbia adeguatamente considerato la condizione di soggezione psicologica della sua assistita. La vicenda giudiziaria, dunque, è tutt’altro che conclusa.