Un’azione precisa e studiata nei dettagli da professionisti del settore, con un diversivo che sembra uscito direttamente da un film.
Napoli – L’apparente tranquillità nascondeva un piano costruito con calma e precisione. Le immagini delle telecamere della filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro raccontano proprio questo: tre uomini travestiti da operai, cappellini in testa e volto coperto, che fanno di tutto per non attirare l’attenzione.
Nei filmati mandati in onda dal Tg1, ora nelle mani degli investigatori, entrano senza fretta, con quell’aria da clienti qualunque che non darebbe nell’occhio. Tutto tranquillo. Almeno all’inizio. Poi, però, cambia l’aria: uno blocca la porta antipanico con un palo di ferro e da lì in poi si capisce che non è una visita di routine. Per oltre un’ora, 25 persone tra impiegati e clienti restano chiuse dentro, senza via d’uscita. Una situazione da brividi.
Ma il vero gioco, quello grosso, si stava svolgendo altrove. Sotto terra. Mentre sopra tenevano tutti sotto controllo, un’altra squadra si muoveva nelle fogne della città. Come talpe spuntano dal pavimento proprio davanti al caveau, dopo aver scavato un tunnel lungo 12 metri. Roba da film. A quel punto è chiaro: i tre di sopra servivano solo a distrarre. Il bersaglio vero erano le cassette di sicurezza.
E infatti vanno dritti lì, senza perdere tempo. Puntano quelle spostate anni fa da un’altra sede, considerate le più facili da forzare. Il risultato? Almeno 40 cassette svuotate, ma il conto potrebbe salire. E parecchio.
Dietro il colpo, secondo chi indaga, c’è una squadra ben rodata. Non quattro sprovveduti, ma un gruppo organizzato, minimo sei persone, forse molte di più. E si vede dai dettagli: per garantirsi la fuga, hanno chiuso dall’interno sette tombini nelle strade attorno alla banca. Una mossa furba, pensata per guadagnare tempo e far perdere le tracce.
Adesso gli accertamenti vanno avanti anche sottoterra. Con i carabinieri e i tecnici dell’Abc è sceso in campo pure il geologo Gianluca Minin. Il tunnel? Scavato a mano, pezzo dopo pezzo. Un lavoro che potrebbe aver richiesto settimane, se non un paio di mesi. Nel dedalo di cunicoli sono saltati fuori torce, attrezzi, alimentatori: tutto materiale che ora passa al setaccio per cercare impronte o tracce utili.
E poi c’è un dubbio che aleggia, nemmeno troppo sottovoce: qualcuno dall’interno potrebbe aver dato una mano, o almeno qualche dritta. Perché scegliere proprio quelle cassette, così a colpo sicuro, difficilmente è solo fortuna.