Muore in un pozzo mentre ruba more: proprietario del terreno condannato

Sentenza d’Appello: lo scavo artesiano era una “trappola invisibile”. Inutile la difesa: “La vittima era entrata abusivamente”.

Perugia – Una tragedia che si trasforma in un complesso caso giudiziario tra diritto di proprietà e dovere di custodia. La Corte d’Appello ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per omicidio colposo nei confronti del proprietario di un terreno a Tuoro sul Trasimeno, dove nel luglio 2018 un uomo di 77 anni perse la vita precipitando in un pozzo nascosto dai rovi.

La vicenda, riportata da Perugia Today, solleva un interrogativo giuridico delicato: fino a che punto il proprietario è responsabile della sicurezza di chi entra nella sua proprietà senza permesso? Per i giudici umbri, la risposta è chiara: il pericolo era troppo elevato per essere ignorato.

Il 30 luglio 2018, un anziano di origini albanesi stava passeggiando quando notò un roveto carico di more all’interno di una proprietà privata. Il cancello, pur chiuso con catenaccio, era talmente deformato da permettere il passaggio. L’uomo entrò, ignaro che sotto la fitta vegetazione si nascondesse un’insidia mortale.

Un vecchio scavo artesiano profondo oltre 4 metri e largo un metro e mezzo, a livello del terreno e completamente privo di copertura o segnalazione. I soccorritori trovarono sul ciglio del pozzo il sacchetto di plastica con le more appena colte. Il corpo dell’anziano fu recuperato dai vigili del fuoco ore dopo: la causa del decesso fu asfissia per annegamento.

La Procura di Perugia ha contestato ai proprietari (due fratelli, di cui uno prosciolto perché incapace di intendere e volere) la violazione delle norme di sicurezza e manutenzione. Secondo la sentenza, il pozzo costituiva una vera e propria “trappola” invisibile poiché mimetizzata dal degrado del giardino.

I proprietari avrebbero dovuto riempire o proteggere con grate a norma il pozzo abbandonato. La precarietà del cancello rendeva il terreno di fatto accessibile, aumentando il rischio per terzi.

La difesa ha puntato sulla responsabilità della vittima, entrata in un fondo privato per compiere un piccolo furto (le more). Tuttavia, i giudici d’Appello sono stati irremovibili: “Anche a voler considerare un contributo causale della vittima, questo non può scriminare le macroscopiche omissioni del proprietario riguardo alla manutenzione, considerata la fatiscenza e l’assenza di segnalazione del pozzo”.

In sostanza, anche se la vittima non doveva trovarsi lì, il proprietario ha l’obbligo legale di garantire che la sua proprietà non contenga pericoli mortali occulti.