Migranti, il flop dei rimpatri: i dati europei contraddicono il governo

Eurostat certifica 4.780 espulsioni nel 2025, ma il Viminale ne aveva rivendicate quasi 7mila. Il crollo dei voli charter per la Tunisia pesa sul bilancio annuale.

Roma – Un divario di oltre duemila unità separa la realtà dai proclami governativi. Le statistiche ufficiali trasmesse a Bruxelles smontano la narrazione trionfale del ministero dell’Interno sui rimpatri di cittadini stranieri irregolari effettuati nel corso del 2025.

Secondo le tabelle Eurostat, elaborate proprio utilizzando i dati forniti dall’Italia, le espulsioni completate nell’anno sono state 4.780. Una cifra che stride con i “quasi settemila” rimpatri sbandierati a fine dicembre dal ministro Matteo Piantedosi come risultato “storico” del primo anno pieno del progetto Albania.

L’analisi dei dati rivela che l’accelerazione tanto attesa non c’è mai stata. Al 30 settembre le espulsioni registrate erano 3.510. Per raggiungere quota settemila, negli ultimi tre mesi dell’anno ne sarebbero servite circa 3.500, praticamente il doppio di quelle realizzate nei nove mesi precedenti.

Invece, tra ottobre e dicembre, sono state rimpatriate appena 1.270 persone: 235 albanesi, 170 egiziani, 135 tunisini. Numeri in linea con il trend degli anni scorsi – 4.480 nel 2024, 3.270 nel 2023 – ma ben lontani dalla svolta annunciata.

A pesare sul bilancio c’è un elemento cruciale che il governo difficilmente poteva ignorare: da giugno scorso i voli charter verso Tunisi sono fermi. Uno stop che ha privato l’Italia del suo principale canale di espulsione, visto che nei due anni precedenti quasi la metà dei rimpatri riguardava proprio cittadini tunisini.

La sospensione, durata oltre sei mesi, mette in discussione l’efficacia dell’accordo bilaterale con la Tunisia sul controllo delle frontiere, più volte celebrato come strumento chiave della strategia migratoria italiana.

Mentre prosegue il braccio di ferro sui numeri, resta nell’ombra un aspetto denunciato dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali: nel 2024 nessuna operazione di rimpatrio è stata sottoposta a controlli sul rispetto delle garanzie fondamentali delle persone espulse.

Nel frattempo il Mediterraneo continua a essere teatro di tragedie. L’ultima, comunicata nelle scorse ore dall’Organizzazione mondiale delle migrazioni, ha visto affondare un’imbarcazione partita dalla Libia con 55 persone a bordo. Il bilancio è di 53 morti e solo due sopravvissuti, entrambi nigeriani.

Il barcone si è rovesciato sei ore dopo aver lasciato al Zawiya, l’ennesima traversata su un mezzo inadeguato conclusa in tragedia. Dal gennaio 2026 sono già almeno 500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo centrale dopo essere partite dalle coste libiche. Un bilancio che cresce mentre la politica si arrovella su statistiche contestate.