Uno degli effetti positivi riguarda lo stimolo nel rinnovamento dell’azienda cosi da accrescere il portafoglio clienti. Ma il commercio di presenza è un’altra cosa.
I negozi di vicinato stanno sparendo in quanto soccombono a quella che gli esperti hanno definito “desertificazione commerciale”. Tra le cause insistono la concorrenza spietata della grande distribuzione, lo sviluppo massiccio dell’e-commerce, la crescita dei costi fissi.
Inoltre lo spopolamento dei centri storici, la diminuzione dei residenti e la mancanza di un ricambio generazionale frenano la nascita di nuove attività. Qualche numero ci aiuta a comprendere la gravità del fenomeno.
Secondo Confcommercio (Confederazione Generale Italiana delle Imprese) tra il 2012 e il 2025 sono passati a miglior vita circa 156 mila negozi; sono diminuiti del 25% i punti vendita tradizionali in 13 anni; tra i settori più colpiti edicole in calo del 52%, abbigliamento e calzature del 37%, mobili e ferramenta del 36%; in controtendenza: crescita di ristoranti (+35%), gelaterie/pasticcerie (+14%) e affitti brevi.
Tuttavia quelle attività che riescono a sopravvivere a quello che è un vero e proprio tsunami sociale hanno avuto la brillante idea di promuovere la propria attività tramite i social, soprattutto TikTok, app basata sulla creazione e condivisione di brevi video in formato verticale e molto utilizzata dai giovani per la sua rapidità.
Sono proprio i ragazzi che girano video artigianali per pubblicizzare le piccole attività di famiglia. I contenuti ovviamente non sono particolarmente curati perché si mira all’obiettivo essenziale: far vedere che si esiste commercialmente.
Gli utenti di TikTok sono numerosi, solo nel Belpaese sono quasi 24 milioni, la cui maggioranza appartiene alla Generazione Z, ossia i nati nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso e nel primo decennio degli anni 2000. La strategia sembra funzionare e senza costi, nel senso che la pubblicità è gratuita e la narrazione esalta gli aspetti familiari, intimi.
Uno degli effetti positivi è che si è stimolati nel rinnovamento dell’azienda in modo da accrescere il portafoglio clienti. I fenomeni storico-sociali, spesso, seguono un andamento ondulatorio, un periodo si va da una parte e il successivo da un’altra.

Ordinare i prodotti da casa è un servizio comodissimo e, finanche, a prezzi stracciati. Si sta seduti davanti al computer e basta un click, si paga, e il gioco è fatto. Non resta che aspettare il corriere. Eppure questo sistema non soddisfa più nemmeno i nativi digitali.
La piccola bottega è il luogo della socialità e dello scambio diretto tra artigiano e cliente. Inoltre è figlia della tradizione del quartiere, simboleggia la naturalezza e la spontaneità dei rapporti umani. Si tratta di principi basilari che la Generazione Z ha vissuto di sfuggita, forse all’inizio del loro percorso di vita e che si sono nascosti in un angolo della propria memoria.
Forse hanno deciso di riapparire per ricordarci che non bisogna essere sempre connessi per “esserci”, ma che la realtà della piccola bottega è senza tempo, evoca una condizione che non risente dello scorrere degli anni.
Una volta che il suo ricordo è emerso dal baule della memora, l’immagine resta fissa, stagliata, netta per catapultarsi in un’atmosfera quasi onirica.
Della serie: quando la tecnologia può essere utile a non cancellare le tradizioni che quando spariscono si portano via una parte di umanità.


