Meglio un informatico che un professore di lettere

Ingegneri, architetti e informatici sono i più richiesti mentre retrocedono i titoli accademici dell’area umanistica. E’ un peccato ma il trend è questo e non c’è nulla da fare.

Le lauree umanistiche sono carta straccia! Oggi il mercato del lavoro è diventato così competitivo al punto che se non si è provvisti di qualche titolo accademico come la laurea, si rischia di restare al palo. Il problema è che pur possedendolo il pericolo di non varcare la soglia del mercato del lavoro è molto alto. Almeno così ritiene l’ultimo report AlmaLaurea su titoli di studio e disoccupazione, secondo cui i titoli più richiesti sono quelli di ingegneri e medici, mentre gli umanisti arrancano.

AlmaLaurea è un consorzio interuniversitario pubblico italiano che fa da ponte tra laureati, università e aziende, raccogliendo dati su percorsi di studio e condizione lavorativa per orientare studenti e istituzioni, offrendo servizi di ricerca lavoro ai laureati tramite una grande banca dati di CV e pubblicazioni di offerte. Il suo scopo è facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, analizzare l’efficacia formativa e supportare le politiche universitarie.

Il punto più alto del tasso di occupazione è stato raggiunto sia per i laureati di 1° livello (triennale) che di 2° (magistrale) nell’ultimo decennio. Questo vale non solo per chi è fresco di laurea, ma anche per chi ne è provvisto da più tempo, confermando un meccanismo di stabilizzazione essenziale. Lo studio, effettuato nel 2024, ha riguardato 690 mila laureati di 1° e 2° livello appartenenti a 81 atenei che aderiscono ad AlmaLaurea. Per quanto riguarda i primi, più del 60% continua gli studi, mentre il 34,4% sceglie di entrare nel mercato del lavoro, percentuale in crescita rispetto all’anno prima.

I ricercatori hanno evidenziato un cambiamento demografico, ossia aumenta il numero di coloro che si laureano in età più adulta. Questo tipo di studenti, spesso, hanno già un lavoro mentre studiano e manifesta aspettative e metodi di varcare la soglia del mercato occupazionale particolarmente diversi rispetto ai più giovani. Dopo un anno dal conseguimento del titolo accademico il 78,6% ha trovato un’occupazione, una percentuale maggiore anche del 2019 prima che la pandemia provocasse un andamento altalenante. Dopo tre anni, gli occupati salgano al 90%, una crescita notevole rispetto al primo anno.

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L’aumento è più evidente tra uno e tre anni dalla laurea, mentre si stabilizza tra i tre e cinque anni. Questa tendenza va confrontata coi dati Istat che nel 2024 ha registrato nella fascia d’età 20-64 anni un tasso di occupazione del 67,1%. Seppur in lieve aumento rispetto all’anno prima, non è il caso di fare salti di gioia. Rispetto all’Europa, infatti, esiste uno squilibrio strutturale, in quanto l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi del 2030, quali: Green Deal, inclusione sociale, parità di genere, istruzione di qualità, lotta alla povertà, innovazione e solidarietà tra i Paesi membri.

Le lauree più spendibili sono ingegneria, informatica, ICT (Information and Comunication Technology) e medico-sanitarie che raggiungono quasi il 90%. Mentre arte e design, letterario-umanistico, linguistico, giuridico e psicologico raggiungono circa il 60%. Questo vale, più o meno, sia per i titoli triennali che magistrali. C’è da segnalare che nell’area psicologica e giuridica, il percorso formativo prosegue anche dopo la laurea, incidendo sul dato occupazionale.

Se il mercato del lavoro richiede professionalità ingegneristiche, tecnico-scientifiche e sanitarie a discapito delle discipline umanistiche, se ne prende atto perché questo è il trend. Tuttavia rattrista che le discipline umanistiche siano nelle retrovie, perché rappresentano la nostra cultura, lo spirito, la tradizione. Senza di esse scompare un po’ di umanesimo. Forse è proprio ciò che desidera il Sistema Tecnologico!