Il Pontefice ha scelto monsignor Francesco Cavina come visitatore apostolico a carattere speciale per il santuario bosniaco.
Città del Vaticano – Sette anni ai margini, senza un incarico, dopo un addio alla diocesi che in molti avevano giudicato ingiusto. Ora per monsignor Francesco Cavina arriva la chiamata più delicata: Leone XIV lo ha nominato visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, il santuario della Bosnia ed Erzegovina dove dal 1981 alcuni veggenti affermano di ricevere messaggi dalla Madonna. Un incarico “a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis”, come recita il bollettino della Sala Stampa vaticana.
Cavina, 71 anni, nato a Faenza e cresciuto nella diocesi di Imola, è un uomo di Curia: dal 1996 al 2011 ha lavorato nella sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Prende il posto del nunzio Aldo Cavalli, che il 18 ottobre ha compiuto 80 anni e lascia l’incarico affidatogli da papa Francesco nel 2021, dopo la morte del primo visitatore, il polacco Henryk Hoser.
Il mandato è esclusivamente pastorale: accompagnare la parrocchia e i pellegrini, milioni ogni anno, senza pronunciarsi sull’autenticità delle apparizioni. Su questo la Chiesa ha già detto quanto intendeva dire: con la nota La Regina della Pace del 19 settembre 2024, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha concesso il nulla osta al culto, riconoscendo i frutti spirituali dei pellegrinaggi ma senza dichiarare soprannaturali i fenomeni. Al visitatore spetta anche vigilare che ogni pubblicazione dei presunti messaggi riporti quel documento come introduzione.

Per molti, la nomina ha il sapore di una riparazione. Vescovo di Carpi dal 2012, alla guida della diocesi negli anni della ricostruzione dopo il terremoto in Emilia, Cavina aveva lasciato nel giugno 2019, a soli 64 anni, dopo tensioni locali rimbalzate fino in Curia. “Con questa nomina Prevost ripara a un’ingiustizia recuperando un vescovo valido e dinamico che aveva ricevuto in diocesi la visita di due Papi prima di essere accantonato per l’infondato chiacchiericcio al quale è stato dato credito nel precedente pontificato”, spiega a La Stampa il canonista don Filippo Di Giacomo.
Un incarico solo all’apparenza onorifico. A Medjugorje lo attende la storica contesa tra i francescani dell’Erzegovina, a cui è affidata la parrocchia, e il vescovo di Mostar-Duvno. Secondo Di Giacomo, alcuni frati sarebbero arrivati a farsi ordinare vescovi dai veterocattolici, altri si sarebbero macchiati di gravi abusi. E poi c’è il business: Cavina, sostiene il canonista, “è culturalmente preparato a mettere ordine in quel marketing del miracolo che sta ancora arricchendo imprenditori del sacro, soprattutto italiani”.
L’obiettivo, conclude, è “costruire un ambiente dove i fedeli ben intenzionati trovino uno spazio per meditare il Vangelo, pregare e ricevere degnamente i sacramenti, perché i veri miracoli sono questi e non altro”. Per il vescovo romagnolo tornato dall’esilio, la partita più difficile comincia adesso.



