Non toccate il Parco pubblico di Cavagna, tanto caro all’autore dei Promessi Sposi. La popolazione si ribella ma c’è chi non intende mollare il “bottino”.
Non danno tregua nemmeno ai luoghi cari al Manzoni! Non c’è più rispetto (e di questo si era consapevoli da un bel po’) nemmeno per i luoghi cari al grande scrittore e senatore del Regno, su cui incombe la speculazione edilizia. La località interessata allo…scempio è Cavagna, poco distante da Lecco, raggiungibile tramite una stretta carreggiata.
Descritto dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) come un borgo rurale il cui nucleo abitato si presenta al visitatore secondo un impianto settecentesco quasi intatto, non ancora vittima di interventi di recupero invasivi. La particolarità del territorio è proprio la sopravvivenza di un’estesa area agricola, solcata da mulattiere e sentieri pedonali mete privilegiate di tanti turisti e famiglie che desiderano immergersi nella natura.
La rarità del paesaggio ha fatto sì che nell’urbanistica locale l’area in questione è stata vincolata a “parco pubblico”. Come recita la legislazione vigente ciò significa imporle un vincolo urbanistico che la destina alla fruizione collettiva e ne limita l’edificabilità, tutelandola come spazio verde attrezzato per la comunità, con un carattere “conformativo” (non espropriativo) che impone limiti d’uso ma non svuota il diritto di proprietà, consentendo talvolta piccole opere compatibili e non edificazioni private invasive, preservando così il valore ambientale e ricreativo del terreno.
In queste zone ha vissuto Manzoni, a cui dedicò il celebre “Addio ai Monti” dei Promessi. Malgrado il suggestivo paesaggio di inestimabile valore culturale e l’urbanistica vigente che lo considera parco pubblico, i tentacoli della speculazione edilizia stanno per stritolare una realtà ambientale che non più di 2 anni il FAI ha nominato “Luogo del Cuore”. Il Comune aveva aderito all’iniziativa con entusiasmo ribadendo il vincolo ad area verde.

Ma si sa che i politici sono capaci di promettere la costruzione di un ponte anche dove non c’è un fiume o, come dicevano i pellerossa, hanno la lingua biforcuta, ossia sono ingannevoli, falsi e inaffidabili. Infatti si sta discutendo di una variante al Piano di Governo del Territorio (PGT) che mette in discussione il vincolo di parco pubblico ratificato nel 2014. Proprio nella zona più importante e panoramica del borgo si prevede di gettare cemento e ferro.
La popolazione si è ribellata proponendo una petizione con relative raccolte di firme sulla più significativa piattaforma online globale per lanciare petizioni, “Change.org”. Quando c’è odore di soldi e affari le varie cricche le pensano tutte per riuscire nei loro intenti balordi.
In questo caso si violerebbe finanche l’articolo 9 della Costituzione e il Codice dei Beni Culturali secondo cui il paesaggio è definito come una parte del territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana e dalle reciproche interrelazioni, rappresentando un bene culturale e ambientale di grande valore, espressione dell’identità della nazione e da tutelare anche per le future generazioni. Scusateci se è poco.