Colpi di stato, guerre territoriali, tentativi di golpe, incremento dei metodi coercitivi di governo: insomma addio democrazia.
Spira un’aria fetida nel mondo, l’atmosfera politico-sociale è diventata soffocante. Gli spazi di libertà si stanno riducendo anche negli Stati democratici, ossia quelli dotati di forme di governo in cui il potere appartiene al popolo, esercitato direttamente o tramite rappresentanti eletti, garantendo diritti fondamentali e partecipazione politica.
Dal punto di vista giuridico, la prestigiosa “Treccani”, per libertà intende, in linea di massima, il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria persona. Storicamente è il più importante tra i diritti costituzionali essendo previsto e tutelato già dalla “Magna Charta Libertatum” del 1215, considerata alla base delle libertà costituzionali in Inghilterra e in documenti successivi.
La Costituzione italiana, all’articolo 13, considera la libertà personale come inviolabile, così come sancisce la Dichiarazione dei Diritti Universali dell’ONU del 1948. La realtà dei fatti, tuttavia, racconta altro. Almeno secondo il “Freedom in the World”, un rapporto annuale pubblicato da “Freedom House” (organizzazione non governativa internazionale che monitora e promuove la democrazia, le libertà civili e i diritti umani nel mondo) che valuta il grado di libertà civili e diritti politici in 195 Paesi.
Ebbene in molte realtà le “libertà” hanno subito un restringimento, comprese l’Italia e gli USA in cui si sono verificati i più vistosi declini. Insomma l’autoritarismo sta soffiando forte sulle fondamenta democratiche col rischio di sgretolarle. La classifica è stata stilata utilizzando un indice per valutare l’effettivo godimento dei diritti.
Nel senso che non basta che essi siano sanciti in teoria ma che siano messi in condizione di essere goduti. Quest’ultimo aspetto, secondo l’interpretazione degli autori, assume un valore più rilevante. I parametri utilizzati per stabilire il punteggio sono stati: pluralismo politico, stato di diritto, autonomia, diritti individuali, processo elettorale, funzionamento del governo, diritti associativi, libertà di espressione e di culto.

Oltre ai fatti numerici sono stati considerati anche i risultati di ricerche empiriche, fonti del luogo, notizie di giornali locali e organizzazioni non governative (ong). Alla fine della giostra è stata fatta una cernita del materiale in possesso e si procede alla classifica. I dati non sono incoraggianti: nell’ultimo ventennio la libertà è precipitata in una parabola discendente, soprattutto quella inerente i media, di espressione, personale e ad un giusto procedimento giudiziario.
Fanno parte della cronaca quotidiana in molte aree del mondo: colpi di stato, guerre territoriali, tentativi di golpe anche da parte di personaggi eletti, incremento dei metodi coercitivi di governo. Tutti aspetti che hanno contribuito al peggioramento del livello di libertà a livello globale. Gli elementi positivi, al contrario, sono il frutto della resistenza e capacità di adattamento delle democrazie.
Tra le note stonate spiccano gli USA per la forte estremizzazione della politica, per la repressione di manifestazioni non violente e lo svuotamento delle norme anticorruzione. Quest’ultimo aspetto è emerso anche per l’Italia. Inoltre, secondo gli analisti, il Belpaese si è distinto per i limiti imposti alle ong che si occupano di migranti.
La corruzione e la criminalità organizzata sono una minaccia continua per lo Stato di diritto e la crescita del benessere. L’ho ha ribadito anche un’ong che, con l’aria che tira, si rischia di essere accusati di cospirazione sovversiva. Come sono tetri questi tempi.