Crisi idrica e conflitto aggravano l’emergenza: oltre un milione di sfollati e sistemi al collasso, appello urgente internazionale.
Milano – In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2026, dedicata al tema “When Water Flows, Equality Grows”, emerge con forza la crisi in Libano, dove l’accesso all’acqua rappresenta oggi una questione critica anche sul piano della giustizia di genere.
Secondo Azione Contro la Fame, presente nel Paese dal 2006, il contesto è aggravato da una doppia emergenza: la peggiore siccità degli ultimi decenni e l’escalation militare iniziata il 2 marzo 2026, che ha causato centinaia di vittime e oltre un milione di sfollati, in gran parte donne, mettendo sotto pressione infrastrutture idriche già fragili.
La siccità ha ridotto drasticamente i livelli dei bacini idrici, compromettendo la distribuzione dell’acqua e la produzione agricola, soprattutto nelle aree rurali che ospitano sfollati. Il sistema idrico nazionale, fortemente dipendente da pompe a gasolio, risulta vulnerabile alla carenza di carburante. I bombardamenti hanno inoltre colpito infrastrutture chiave, tra cui quelle del South Lebanon Water Establishment, aggravando ulteriormente la crisi.
Nelle prime 24 ore successive all’escalation, circa 29.000 persone hanno abbandonato le proprie abitazioni; al 19 marzo gli sfollati hanno superato quota 1.049.328, distribuiti in 633 rifugi collettivi spesso oltre la capacità, o in sistemazioni informali. In questo contesto, l’acqua potabile rappresenta l’emergenza principale, mentre il sovraffollamento e le condizioni igieniche precarie aumentano il rischio di malattie come colera, dissenteria e infezioni intestinali, con effetti gravi su bambini, donne in gravidanza e soggetti vulnerabili.
La crisi colpisce anche il settore agricolo: i bombardamenti hanno distrutto sistemi di irrigazione e terreni produttivi, costringendo gli agricoltori a utilizzare acqua di qualità incerta. Già prima dell’escalation, tra novembre 2025 e marzo 2026, circa 874.000 persone vivevano in condizioni di insicurezza alimentare acuta, di cui 22.000 in stato di emergenza.
Azione Contro la Fame ha attivato immediatamente una risposta umanitaria, raggiungendo al 19 marzo 35.137 persone in tutti gli otto governatorati del Paese, inclusi territori difficilmente accessibili, e operando in 139 rifugi collettivi. Sul fronte acqua e igiene, sono stati distribuiti 39.924 litri di acqua in bottiglia, 224 metri cubi tramite autobotti, oltre a migliaia di kit igienici e beni essenziali. In ambito sanitario, sono state effettuate 843 consultazioni mediche, forniti servizi di salute riproduttiva, supportati ospedali e distribuiti integratori nutrizionali a centinaia di bambini, con attività di screening e sensibilizzazione. Sul piano alimentare, sono stati consegnati 1.208 pacchi pronti al consumo, ma fino al 40% dei bisogni resta insoddisfatto.
L’organizzazione lancia un appello alla comunità internazionale per un cessate il fuoco immediato, un accesso umanitario sicuro e un rafforzamento dei finanziamenti: senza interventi urgenti, migliaia di famiglie rischiano di perdere anche l’accesso ai beni essenziali per la sopravvivenza.