La centralità del matrimonio ha fatto passare in secondo piano tutte le altre occasioni e per la donna il rischio è, forse, una sorta di oblio. Le disparità fra lei e lui rimangono evidenti.
Quali sono le aspettative sociali delle donne? Malgrado le conquiste sociali femminili nella sfera dei diritti individuali, il riconoscimento sociale delle donne sembra ancora orientato al matrimonio e alla maternità. Fuori da queste sfere si rischia che le donne vengano dimenticate e ricordate, forse, nel giorno del loro compleanno. La celebrazione pubblica avviene solo quando viene rispettata la cadenza delle tappe sociali, che sono strettamente connesse all’ambito familiare.
Il matrimonio e la maternità sono visti quasi come degli obblighi essenziali, quasi naturali. Sulla maternità si potrebbe essere anche d’accordo, se non altro per la continuità della specie, altrimenti a rischio di estinzione. Sul matrimonio, al contrario, resiste nelle tradizioni popolari l’idea che possa rappresentare la “sistemazione” della vita.
Da questo punto di vista è un’istituzione che storicamente ha organizzato alleanze economiche e politiche, garantito lo status sociale ai figli e creato una cellula riconosciuta dalla comunità, evolvendo oggi verso una dimensione più incentrata sull’unione affettiva e la partnership, pur mantenendo forti implicazioni legali (tutele, diritti, doveri) e sociali (impegno pubblico, stabilità per la prole) che lo distinguono da altre forme di convivenza. La centralità del matrimonio, in ogni caso, ha fatto passare in secondo piano tutte le altre occasioni e per la donna, il rischio è, forse, una forma di oblio.
Oltre alla tradizione il matrimonio resta un’esperienza che si trasforma in una vera e propria cerimonia collettiva, un momento di gioia apparente in cui la comunità festeggia il raggiungimento di un traguardo importante, uno status universalmente accettato e sostenuto. Al di fuori dell’ambiente domestico è come se calasse una coltre di silenzio. I successi individuali vengono messi in secondo piano, al massimo viene speso un bigliettino di auguri.
Si può aver costruito pure una brillante carriera, aver percorso strade alternative a quelle che rappresentano un vero duopolio, ossia matrimonio e figli, ci si trova a vivere quei momenti quasi in solitudine, in quanto è completamente assente il riconoscimento pubblico. Ci possono essere congratulazioni, i soliti complimenti per aver raggiunto dgli obiettivi ma sono aspetti volatili. Quello che manca è la ritualità della celebrazione e il coinvolgimento emotivo, garantiti, al contrario, negli eventi legittimati dall’ufficialità come il matrimonio o gioiosi come la maternità, vista come realizzazione personale dall’immaginario collettivo.

Questo aspetto si accentua per quanto riguarda le donne, in quanto, storicamente, sono state relegate nel cosiddetto “focolare domestico” e l’autonomia e realizzazione personale non sono contemplate dal ”senso comune”. Ecco perché il matrimonio viene considerato una forma di perfezionamento frutto della cultura patriarcale impostasi nella società, dove la donna veniva scelta come moglie per accudire, mettere al mondo figli e dedicarsi alle faccende domestiche.
Quest’aspetto emerge ancora perché le donne si sentono in dovere quasi di spiegare la loro realizzazione pur in assenza di un marito e di figli. E vengono giudicate, comunque, incomplete, egoiste e in attesa di essere scelte. La stessa situazione al maschile viene valutata come indipendenza, autonomia e celebrazione pubblica.
Se non cambia il paradigma culturale in profondità ci troveremo ancora, tra qualche decennio, a valutare la stessa azione se compiuta dalle donne in modo diverso da quella dell’uomo.