Eva Rea

L’ATTO CREATIVO

Come nasce un testo rap: dal flusso di coscienza al brainstorming, alla ricerca di schemi metrici, assonanze, consonanze e rime

L’approccio al foglio bianco è divertente, spezzi il ghiaccio con te stesso, l’unica persona che devi convincere sei tu. Il foglio è bianco, vuoto. Riempirlo vuol dire materializzare qualcosa che sarebbe stato inesistente. Vuol dire attingere dall’infinità delle idee e delle possibilità qualcosa di più specifico, focalizzando dei… concetti? Delle idee? Sicuramente serve un concetto ‘principale’ da cui partire, una qualche sorta di ‘prima ispirazione’.
Che si tratti della stesura del testo di una canzone – o di una sola quartina, per cominciare – che si tratti di un racconto in prosa o della ricerca del soggetto di un quadro – in questo caso non ci approcceremmo ad un foglio bianco ma ad una tela – l’unica certezza è che serve un’idea portante.
Un ‘atto creativo’ può essere frutto di una fulminante ispirazione, nel mio caso è più spesso frutto di accurati brainstorming.

Lo strumento che tutti abbiamo a disposizione per innescare l’ispirazione è la gamma delle emozioni umane. Possiamo entrare dentro un’emozione focalizzandoci su noi stessi, sulle emozioni che caratterizzano la nostra storia quotidiana – ‘come mi sento?’ – o sulle emozioni che facciamo risalire a galla quando decidiamo di ricordare, ‘come mi sentivo?’.
La ricerca di emozioni per l’ispirazione può avvenire anche focalizzando le emozioni che potrebbe provare chi condividerà con noi questo atto creativo, ‘come vorrei fare sentire?’
Consiglio di imparare a osservare il proprio stato emotivo per trovare ispirazione dentro se stessi, ma anche per aumentare la propria empatia e trarre ispirazione dagli altri, dalle loro storie.
Come ti senti oggi? Come vuoinon vuoi sentirti? Come vorrestinon vorresti fare sentire gli altri?

Puoi ‘pilotare’ la emozioni decidendo di ricordare, puoi scegliere una tra le tue infinite esperienze passate.
Io lo faccio spesso per focalizzare l’argomento delle mie canzoni. Altre volte gioco con l’ispirazione e con quello che mi circonda, apro il primo libro che mi ritrovo fra le mani e scelgo una pagina a caso. A volte scelgo una parola casualmente dal vocabolario e faccio cominciare in maniera divertente tutto il brainstorming su quello che sarà il significato della mia canzone. Ho imparato a spezzare il ghiaccio con me stessa semplicemente con la pratica, tutti possono farlo.

Proverò adesso a farvi immedesimare condividendo con voi un pratico brainstorming. Ho scelto una quartina estratta dalla canzone ‘Anestetizzante’, ricostruirò brevemente i percorsi del ragionamento con cui l’ho composta.

Il torace è solo la prima gabbia in loro
Cosa pensano che io abbia in dono
Allontano chi mi ferisce,
Ed è solo un presuntuoso chi lo definisce Abbandono

  • ‘Anestetizzante’

Ve la ripropongo in questa disposizione per evidenziarne più facilmente lo schema metrico cioè le rime, le assonanze e le consonanze:

Il torace è solo la prima                   gabbia in loro         (AB)
Cosa pensano che io                        abbia in dono         (AB)
Allontano chi mi ferisce,                                                     (C)
Ed è solo un presuntuoso                                                   (B)
chi lo definisce (C)                               Abban dono           (AB)

Per la stesura di questa quartina sono partita da un singolo concetto: L’ABBANDONO

Metto in moto innanzitutto il flusso di riflessioni: ‘Ho sentito parlare in tanti modi dell’abbandono. Alcune persone manipolano il concetto di abbandono, dicono di essere state abbandonate ma è una bugia, sono vittimiste; una persona offesa può vivere l’allontanamento da chi l’ha ferita come una necessità, se non come l’unica possibilità a disposizione per stare meglio; chi si vittimizza dicendo di essere stato abbandonato è un presuntuoso’.

Bene: ‘presuntuoso’ e ‘abbandono’ creano un’assonanza. Aggiungo anche ‘solo’ per rafforzare il concetto e avere una terza assonanza: ‘è solo un presuntuoso chi lo definisce abbandono’

Spezzettando in due la parola abban-dono mi viene in mente il condizionale presente del verbo avere ‘abbia’ e penso sarebbe interessante trovare un concetto per creare la rima Abban-dono Abbia in -dono (ABAB)

‘Cosa pensano che io abbia in dono?’ Ogni cosa va’ conquistata.

Mi viene in mente spezzettando Abban-dono anche ‘gabbia in – loro’. Come incastro l’espressione ‘gabbia in loro’ per avere uno schema metrico ABABAB nella mia quartina e contemporaneamente un bel significato?

Brainstorming sull’espressione ‘gabbia in loro’, quindi ‘gabbia dentro di loro’. Penso alla gabbia toracica, che si trova ‘dentro ogni persona’. Poi penso a gabbia nel senso più ampio: ‘le gabbie mentali’. Spostandoci sul metaforico si può dire che tutti hanno delle gabbie da cui dovere evadere: ‘il torace è solo la prima gabbia in loro’. Ce l’abbiamo.

Il torace è solo la prima gabbia in loro
Cosa pensano che io abbia in dono
Allontano chi mi ferisce,
Ed è solo un presuntuoso chi lo chiama
Abbandono

No, c’è un errore. Ultimo brainstorming di rifinitura. Posso e voglio arricchire ulteriormente questo testo? Nel mio caso, aggiungere delle rime interne – i cosiddetti ‘incastri’?

Invece di utilizzare ‘chiamare’ utilizzo il verbo ‘definire’. Perché coniugato al presente in terza persona singolare crea una rima, ferisce definisce. In una canzone rap metricamente ricercata, la ‘rifinitura finale’ del testo consisterà certamente nell’aumentare la musicalità delle parole delle quartine cercando più rime, assonanze, consonanze e allitterazioni possibili.

Il torace è solo la prima gabbia in loro
Cosa pensano che io abbia in dono
Allontano chi mi ferisce,
Ed è solo un presuntuoso chi lo chiama   definisce
Abbandono

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