La scomparsa di Paula Andrea, dopo 14 anni indagato l’ex marito

Svolta sul caso della 34enne colombiana svanita nel 2012. L’ex coniuge, un ex monaco certosino, è accusato di omicidio e occultamento di cadavere.

Lucca – A distanza di quasi 14 anni dalla sua improvvisa sparizione, torna sotto i riflettori il caso di Paula Andrea Bran Yépez. La Procura della Repubblica ha ufficialmente riaperto le indagini sulla misteriosa vicenda della donna di origini colombiane, nota anche come “Rosita”, svanita nel nulla nel novembre del 2012 all’età di 34 anni da Farneta. La svolta investigativa ha impresso un cambio di passo radicale rispetto al passato: il pubblico ministero Enrico Corucci ha iscritto nel registro degli indagati l’ex marito della donna, un cittadino colombiano di 55 anni ed ex monaco certosino. Le ipotesi di reato contestate sono pesantissime: omicidio volontario e occultamento di cadavere.

L’intera vicenda affonda le proprie radici in un contesto di forti scelte personali e legami con la comunità religiosa locale. L’indagato, 55enne connazionale della vittima, in passato aveva vestito l’abito monastico, decidendo in seguito di abbandonare i voti e la vita claustrale all’interno della Certosa di Farneta proprio per unirsi in matrimonio con Paula Andrea.

Nonostante la fine della vocazione religiosa e la successiva rottura del legame sentimentale, l’uomo non si è mai allontanato stabilmente da quel territorio, continuando a svolgere mansioni lavorative in un ambito strettamente collegato al medesimo monastero lucchese.

All’epoca della sparizione, l’ex monaco, che venne ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti, aveva parlato di allontanamento volontario. Secondo la sua ricostruzione, la 34enne avrebbe deciso di abbandonare l’Italia in modo repentino per fare definitivo rientro in Colombia. Una tesi che l’autorità giudiziaria, in assenza di elementi di segno contrario, aveva inizialmente valutato come plausibile, decretando l’archiviazione del fascicolo.

La riapertura dell’attività d’indagine è scaturita da un esposto dettagliato e circostanziato presentato recentemente da un residente della zona. Gli approfondimenti, affidati agli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lucca, hanno fatto emergere forti incongruenze che si scontrano con la tesi della fuga volontaria, da sempre fermamente rigettata dai familiari di Paula Andrea. I parenti hanno sempre ritenuto inverosimile che la donna potesse decidere di sparire lasciando l’abitazione senza portare con sé il proprio telefono cellulare e, soprattutto, abbandonando il figlio che all’epoca aveva appena 7 anni.

I sospetti degli investigatori si concentrano su alcuni elementi documentali e temporali ritenuti critici. Agli atti dell’inchiesta risulterebbe che la formale segnalazione di scomparsa sia stata presentata dall’ex marito soltanto diversi mesi dopo l’effettiva sparizione della moglie, un ritardo rimasto privo di giustificazioni logiche. Sotto la lente della Procura è finito anche il ritrovamento di un insolito annuncio pubblicato su un quotidiano colombiano, nel quale veniva segnalata la scomparsa della donna in territorio italiano.

Già nei mesi successivi al novembre 2012, le forze dell’ordine avevano battuto le campagne attorno al monastero eseguendo perquisizioni e scavi. Sulla scorta dei nuovi elementi, la Squadra Mobile ha disposto un massiccio ritorno sul campo con l’ausilio dei vigili del fuoco, di unità cinofile specializzate e di squadre speleologiche.

I soccorritori hanno setacciato nuovamente i terreni collinari circostanti e una grotta naturale situata nei pressi della Certosa, senza tuttavia rinvenire tracce biologiche o resti umani. Le indagini proseguono per individuare ulteriori aree target, mentre il destino di Paula Andrea Bran Yépez resta, dopo 14 anni, un enigma irrisolto.