Già non si parla quasi più del disastro di Niscemi e i politici che si sono succeduti sulla massima poltrona regionale appaiono basiti, quasi attoniti davanti alla tragedia annunciata.
Italia, un Paese in frantumi! La cronaca degli ultimi anni è stata ricca di fatti riguardanti il dissesto idrogeologico del Belpaese. La frana di Niscemi, in Sicilia, è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo. Il terreno ha iniziato a scivolare verso il basso con un fronte di 4 Km nel pomeriggio del 25 gennaio, dopo giorni di piogge intense. Per fortuna non ci sono state vittime, ma sono stati gravemente danneggiati svariati edifici costruiti lungo i versanti.
Gli sfollati sono oltre 1.500 e la causa, secondo i tecnici, sarebbe la debolezza delle argille plioceniche, formazioni geologiche sedimentarie marine, formatesi nell’era del Pliocene (circa 5-2,6 milioni di anni fa). Tutta colpa del destino cinico e baro dunque? Non proprio visto il diffuso dissesto idrogeologico, come ha confermato l’ultimo rapporto dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, un ente pubblico che svolge attività tecniche e scientifiche per il monitoraggio, la tutela del suolo, delle acque, della biodiversità e per la prevenzione ambientale.
La frana di Niscemi era stata già censita nel 2006 (ma un primo forte scossone con danni si era avuto già nel 1997) e considerata altamente pericolosa e con le strutture a rischio molto elevato. Malgrado ciò l’inerzia della politica non ha prodotto nemmeno una carta geologica delle zone a rischio che a Niscemi, come in altre zone del Paese, non esiste. Eppure si tratta di un dispositivo necessario per una seria pianificazione territoriale. Il problema è diffuso su tutto il territorio nazionale, al punto che (secondo il rapporto) sono coinvolti 8 milioni di cittadini, pari al 13,6% della popolazione.
Numeri drammatici che fanno dell’Italia il Paese più esposto in Europa per frane, smottamenti, alluvioni. In dettaglio: 1,28 milioni di persone vivono in zone a pericolosità da frana elevata o molto elevata, come Niscemi; 6,8 milioni di cittadini sono esposti al rischio alluvione; 742.000 edifici e 75.000 imprese si trovano in aree a pericolosità elevata; 14.000 beni culturali situati in zone critiche. Sono state censite ben 636.000 frane, di cui il 28% molto distruttive, con effetti disastrosi. Addirittura la superficie franosa è crescita del 15% rispetto soltanto a 5 anni fa.

E le istituzioni cosa fanno? Sembrano rapite da Morfeo, il dio del sonno, ma non sono sprofondate in quello rigenerante dei giusti, al contrario sono vittime dell’apatia e del menefreghismo, con gli effetti catastrofici che si constatano quotidianamente. Di fronte a tale scempio l’ISPRA ha ideato IdroGeo, la piattaforma nazionale open data per consultare, condividere e scaricare le mappe e dati sul dissesto idrogeologico. Si tratta di uno strumento di comunicazione e diffusione delle informazioni che coinvolge diversi ambiti: politiche di mitigazione del rischio, pianificazione territoriale, progettazione preliminare delle infrastrutture, programmazione degli interventi strutturali di difesa del suolo, gestione delle emergenze idrogeologiche e valutazioni ambientali.
Attraverso questo dispositivo è possibile avere un quadro repentino sul rischio di frane e alluvioni entro una distanza di 500 metri da un punto di partenza. E la prevenzione? ISPRA ha sviluppato anche la piattaforma ReNDis (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) che monitora, censisce e analizza gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico in Italia. Raccoglie dati tecnici e finanziari per ottimizzare la spesa pubblica e favorire la trasparenza.
Ebbene negli ultimi 25 anni sono state investite risorse in circa 26.000 progetti, pari a 19,2 miliardi di euro spesi per la cura del territorio. O si sono rivelati inefficaci, visti i risultati, o il denaro si è perso nei meandri del sottobosco politico-affaristico, della corruzione e delle varie mafie di cui, purtroppo la cronaca è ricca. Comunque sia l’Italia è proprio un Paese in frantumi, sia dal punto fisico che figurato.