Altro che Tigri di Mompracem del caro Salgari, qui si tratta di individui addestrati militarmente e pronti a tutto pur di rubare un carico da milioni di dollari.
Una notizia, per tante persone, ha portato indietro l’orologio della storia, sino all’infanzia per la precisione. Un periodo della vita in cui si restava ammaliati dai romanzi d’avventura che catapultavano i lettori in mondi esotici e fantastici.
Tra i maggiori autori merita menzione Emilio Salgari col suo “ciclo dei pirati della Malesia”, imperniato sulla figura di Sandokan, la “Tigre della Malesia” e del suo fedele amico Yanez de Gomera, che lottavano contro il colonialismo inglese e i tiranni locali. Tutte le avventure si svolgevano nei Caraibi tra duelli, tempeste e arrembaggi.
Ora pare che i nuovi corsari siano tornati sotto mentite spoglie. L’Istituto francese delle relazioni internazionali (Ifri) ha effettuato uno studio sul tema, evidenziando come le compagnie militari di sicurezza private (PMSC), i cui affiliati sono definiti contractor, potrebbero recitare un ruolo importante sulle tratte commerciali.
Nel primo semestre di quest’anno si sono registrate 38 forme di azioni di pirateria, utilizzando anche droni e missili, dimostrando come gli aggressori si siano adeguati alla tecnologia. I mari sono tornati ad essere territori molto pericolosi per il commercio marittimo, come confermano le aggressioni dei pirati somali e quelle nel Mar Rosso da parte degli Houthi, gruppo armato sciita yemenita.
Poiché le marine militari statali non possono stare dappertutto, ecco spuntare le compagnie private coi suoi mercenari a tuffarsi in quello che è un vero e proprio business. Si tratta di operatori specializzati nella sicurezza privata per la tutela di navi, equipaggi e merci.
Non sono una novità in assoluto. Già nei secoli scorsi gli Stati si servivano di gruppi privati e atipici con scopi di vigilanza, difesa e scontro in mare. Poi, in gran parte, queste condizioni sono state attutate dagli Stati. Oggi il conflitto sulle rotte marittime si sta palesando sotto altre forme.
Gli aggressori non sono provvisti solo di armi ma anche di droni e di altre diavolerie che la tecnologia moderna mette a disposizione. I contractor, quindi, devono essere in possesso di qualità quali: sorveglianza, valutazione del rischio, intelligence, sistemi di sicurezza e comunicazioni.
Secondo l’Ifri, oggi, il commercio marittimo sta diventando sempre più importante, con una crescita esponenziale di navi. Al contrario le flotti militari non sono aumentate nella stessa proporzione. Il commercio marittimo, dalle 400 mila tonnellate del 1980, è passato a più di 1,4 milioni del 2020. Cifre che spiegano più di ogni parola l’esplosione del fenomeno.

Nel frattempo l’ammontare delle flotte militari è calato. Come si è visto oggi gli attacchi sono altamente tecnologici, per cui si sta trasformando, velocemente, il limite tra sicurezza privata ed efficienza militare. Quindi è probabile, secondo lo studio, che le PMSC, in futuro, più che essere combattenti dovranno dimostrare di possedere un alto livello di competenze tecnologiche.
C’è da segnalare che gli interessi di un cargo commerciale non sono gli stessi di uno Stato. Nel primo caso si difendono uomini e carico, nel secondo si ha a che fare col diritto internazionale e la strategia geopolitica. La stima sui costi della sicurezza marittima nel suo complesso è di svariati miliardi di dollari.
Per l’anno in corsa si parla di 34,8 miliardi di dollari e di 48,9 miliardi entro il 2034. Cifre da capogiro. Meglio rifugiarsi nella lettura di un libro di Salgari.


