La Mantide di Parabiago condannata all’ergastolo

La Corte ha smontato la messinscena dell’incidente: per sette imputati riconosciuta l’aggravante della premeditazione.

Busto Arstizio – La Corte d’Assise di Busto Arstizio ha condannato all’ergastolo Adilma Pereira Carneiro, la cittadina brasiliana di 50 anni giudicata per l’omicidio di Fabio Ravasio, l’uomo di 52 anni ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago in quello che, in un primo momento, era apparso un incidente provocato da un pirata della strada.

La sentenza, letta al culmine di una camera di consiglio durata dodici ore, ha riguardato in tutto otto imputati: oltre a Pereira Carneiro, sono stati condannati all’ergastolo anche Fabio Lavezzo e Marcello Trifone, mentre a Massimo Ferretti è stata comminata una pena di 24 anni, Igor Benedito di 23, Mohamed Dahibi di 22, Fabio Oliva di 14 e Mirko Piazza di 14 anni e quattro mesi.

Ognuno dei condannati avrebbe avuto un compito specifico nell’organizzazione dell’omicidio, organizzato dalla compagna della vittima per incassare un patrimonio stimato in circa 3 milioni di euro, tra beni immobili e attività commerciali. Secondo l’accusa, alla guida dell’auto utilizzata per investire Ravasio c’era Benedito, con Trifone seduto al suo fianco, mentre Ferretti avrebbe pianificato insieme a Pereira Carneiro l’eliminazione di Ravasio.

Piazza avrebbe svolto il ruolo di collegamento tra i membri del gruppo, Oliva si sarebbe occupato di riparare il veicolo poi usato per il delitto e Dahibi avrebbe simulato un malore in strada per bloccare il traffico nel momento dell’investimento. A dare il segnale del passaggio della vittima a Benedito sarebbe stato invece Lavezzo, compagno della figlia di Pereira Carneiro. Per tutti gli imputati, con la sola eccezione di Oliva, è stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione.

La sentenza ha accolto solo in parte le richieste del Pm Ciro Caramore, che in fase di requisitoria aveva chiesto cinque condanne all’ergastolo. Il magistrato aveva descritto Pereira Carneiro, sacerdotessa del culto afrobrasiliano del Candomblé, fidanzata della vittima e soprannominata “la mantide”, come:

“Un abisso di immoralità, capace di manipolare chiunque per i suoi scopi”.

Le difese di Pereira Carneiro, Dahibi e Lavezzo avevano chiesto l’assoluzione per i propri assistiti, mentre per gli altri imputati gli avvocati si erano rimessi alla decisione della Corte sulla determinazione della pena.