La Lega presenta una proposta di legge per l’homeschooling

Fino a 1.700 euro l’anno per le famiglie che scelgono l’istruzione parentale. Il deputato Sasso: “Libertà di scelta educativa per tutti”.

Roma – Dopo il clamore mediatico e politico suscitato dalla vicenda della famiglia abruzzese i cui tre figli sono stati allontanati e collocati in una casa famiglia, la Lega si prepara a depositare alla Camera una proposta di legge che introduce un contributo economico per le famiglie che optano per l’istruzione parentale.

L’iniziativa legislativa, che porta la firma del deputato leghista Rossano Sasso, prevede l’istituzione di un “buono scuola” destinato ai nuclei familiari che decidono di occuparsi direttamente dell’educazione dei propri figli. Gli importi variano in base al livello scolastico e alla situazione economica della famiglia, stabilita attraverso l’Isee: fino a 800 euro annui per la scuola primaria e fino a 1.700 euro per la secondaria di primo grado.

Nella bozza del provvedimento, anticipata dall’AdnKronos, viene esplicitamente citato il caso della famiglia di Vasto come esempio di una situazione che necessita di maggiore sostegno pubblico. Il testo lascia spazio anche a possibili emendamenti da parte degli altri partiti della maggioranza, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

La misura si rivolge a un bacino stimato di circa 16mila famiglie italiane che hanno scelto l’istruzione parentale, nota anche come homeschooling. L’obiettivo dichiarato è garantire che “ogni famiglia, indipendentemente da condizioni economiche e sociali, possa scegliere liberamente tra scuola pubblica, scuola paritaria, istruzione parentale o istruzione privata, senza che il costo rappresenti un ostacolo”.

I proponenti sostengono che il provvedimento comporterebbe un risparmio per lo Stato. Secondo i calcoli presentati, il costo medio per studente nel sistema pubblico di istruzione primaria e secondaria si aggira intorno agli 11mila euro annui. Il buono previsto dalla proposta, essendo notevolmente inferiore, rappresenterebbe quindi “un riassetto più efficiente e flessibile delle risorse pubbliche dedicate all’istruzione”, con un “potenziale contenimento della spesa complessiva”.

In Italia l’istruzione parentale è regolamentata da diversi decreti, l’ultimo dei quali è il Decreto Ministeriale 5 dell’8 febbraio 2021. I genitori che scelgono questa modalità devono presentare annualmente al dirigente scolastico della scuola più vicina una dichiarazione sulla propria capacità tecnica ed economica di garantire l’istruzione.

Gli studenti in homeschooling sono tenuti a sostenere ogni anno un esame di idoneità come candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino al completamento dell’obbligo scolastico. La vigilanza sull’adempimento di tale obbligo spetta sia al dirigente scolastico che al sindaco del comune di residenza.

L’iniziativa legislativa si inserisce in un dibattito acceso che ha coinvolto i vertici del governo. Il vicepremier Matteo Salvini, intervenendo alla manifestazione Atreju, aveva dichiarato di vergognarsi per l’operato di assistenti sociali e giudici, esprimendo l’auspicio che i bambini potessero tornare dalla famiglia entro Natale. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta con toni critici sulla gestione del caso.

La proposta leghista intende rispondere a questa situazione affermando che “non esiste un solo ‘modello scolastico ideale’ per tutte le famiglie” e che occorre “assicurare che tutte le opzioni possano essere concretamente accessibili”, aprendo un nuovo capitolo nel dibattito sulla libertà educativa in Italia.