La donna che ispirò la scena più famosa del cinema italiano

La morte di Teresa Gullace nel 1944 suggerì la sequenza di Sora Pina in Roma città aperta, diventata simbolo della tragedia della guerra.

Una delle scene più celebri della storia del cinema italiano è quella di Roma città aperta, il capolavoro di Roberto Rossellini. Milioni di spettatori, in Italia e nel mondo, ricordano il momento drammatico in cui il personaggio di Sora Pina, interpretato da Anna Magnani, cade sotto i colpi di un soldato tedesco durante l’occupazione nazista della Capitale nel 1944. Quella sequenza, diventata simbolo della tragedia della guerra, non nasce però soltanto dalla fantasia cinematografica: affonda le sue radici in una storia reale, quella di Teresa Gullace.

Roma città aperta: la scena iconica di Anna Magnani che ricorda Teresa Gullace.

Nata a Cittanova l’8 settembre 1906, Teresa Gullace – all’anagrafe Teresa Talotta – si trasferì a Roma insieme al marito Girolamo e ai figli in cerca di lavoro e di una vita migliore. L’uomo era riuscito a trovare un impiego come operaio edile, ma la loro quotidianità fu travolta dagli eventi della guerra. Nel periodo dell’occupazione tedesca della città, Girolamo venne arrestato insieme a molti altri civili destinati alla deportazione in Germania come manodopera forzata.

Teresa, che all’epoca non aveva ancora compiuto 38 anni, era madre di cinque figli e incinta del sesto. Nel tentativo disperato di avvicinarsi al marito prigioniero per parlargli, si avvicinò al luogo in cui gli uomini erano trattenuti. Fu in quel momento che un soldato della Wehrmacht le sparò, uccidendola senza alcuna reale motivazione il 3 marzo 1944. La sua morte suscitò immediatamente una forte commozione e indignazione, trasformandola in uno dei simboli più noti delle vittime civili del nazifascismo e della Resistenza.

La vicenda di Teresa Gullace venne presto ricordata e valorizzata dall’Unione Donne Italiane, organizzazione legata al Partito Comunista Italiano, che contribuì a diffondere la sua storia rendendola un punto di riferimento nella memoria collettiva del dopoguerra. Nel tempo il suo nome è stato attribuito a strade, scuole e luoghi pubblici sia nella Capitale sia in diverse città italiane.

In occasione della Festa della Donna dell’8 marzo 2026, la figura di Teresa Gullace è tornata al centro dell’attenzione anche sui social network. In molti hanno ricordato il gesto spontaneo compiuto subito dopo la sua uccisione: il corpo della donna fu coperto con rami di mimosa già in fiore, poiché la tragedia era avvenuta pochi giorni prima della ricorrenza dell’8 marzo. Da quell’episodio, secondo alcune ricostruzioni storiche, potrebbe essere nato il legame simbolico tra la mimosa e la giornata dedicata alle donne, scelta poi ufficialmente nel 1946 proprio dall’Unione Donne Italiane e dalle parlamentari dell’Assemblea Costituente.

Il riconoscimento istituzionale arrivò anche negli anni successivi. Teresa Gullace è stata insignita della Medaglia d’oro al merito civile e la sua figura è stata ricordata in due emissioni filateliche di Poste Italiane nel 1988 e nel 1995. Nel suo paese natale, Cittanova, le sono stati dedicati una strada e una scuola materna.

A mantenere viva la memoria di storie come questa contribuisce anche l’Università delle Generazioni di Badolato Marina, che invita in particolare le scuole calabresi e le associazioni culturali a trasmettere alle nuove generazioni il ricordo delle donne e degli uomini che hanno segnato la storia della regione e del Paese. Conoscere queste figure, spiegano i promotori dell’iniziativa, non significa soltanto custodire l’identità di un territorio, ma anche rafforzare il senso di appartenenza e l’orgoglio delle proprie radici.

Un invito che richiama anche le riflessioni della scrittrice statunitense Gertrude Slaughter, convinta che nella storia della Calabria si trovino spesso le radici di importanti simboli e trasformazioni sociali. Un’idea condivisa anche dal filosofo Salvatore Mongiardo di Soverato, che sollecita a esplorare l’enorme patrimonio storico e culturale della cosiddetta Calabria Prima Italia, un patrimonio che continua a riservare scoperte e motivi di orgoglio per l’intero Paese.