Il mercato immobiliare italiano è in ripresa ma resta inaccessibile per molti. Tra rendita e diritto alla casa, ecco le sfide di pubblico e privato nel settore.
Chi è prossimo alla pensione ricorderà, magari con un velo di nostalgia, la canzone del 1963 “Il ballo del mattone” di Rita Pavone che fu prima in classifica per molte settimane nella hit parade delle vendite e degli ascolti. Si era in pieno boom economico e i giovani, soprattutto, avevano voglia di divertirsi dopo decenni di patimenti. Per ballare sul mattone la coppia si doveva stringere forte e dondolare appena, un movimento quasi impercettibile che si poteva esprimere nello spazio di un mattone appunto. Ci si sussurrava le prime carinerie ed era come una sorte di amore sensuale basato sul contatto fisico. A quei tempi rappresentò una rivoluzione nei costumi dei giovani italiani, adusi, fino ad allora ad avere rapporti a debita distanza con l’altro sesso.
Oggi il mattone è tornato a danzare, ma non si tratta di ritmi musicali ma del più prosaico mattone, sì proprio il laterizio che serve a costruire le case. Pare che i risparmiatori siano tornati ad essere sensibili al suo fascino. Almeno così appare dall’edizione di un sondaggio a cura di EY, una società di consulenza i cui servizi servono a generare valore a lungo termine per la clientela. Il target a cui si rivolge è senz’altro in grado di disporre di risorse finanziarie da investire nel mercato immobiliare italiano. E’ emerso che solo in 20% di persone hanno nutrito dei dubbi al riguardo, con l’80%, invece, molto ottimista. Inoltre, sembrano orientati a valorizzare e trasformare le strutture per interventi di efficientamento. Gli intervistati dubbiosi verso il mattone, in realtà sono molto attendisti in quanto il mercato ai loro occhi è troppo… ballerino! Tra i fattori che demotivano i possibili acquirenti va segnalato il divario tra domanda e offerta degli immobili e le troppe condizioni che pongono gli istituti finanziari nell’erogazione dei finanziamenti.
Al contrario 1/3 degli intervistati ha deciso di aver cambiato le strategie di investimento mostrando un’inclinazione ad effettuare acquisti nei prossimi mesi. A conferma della grande attrattività del settore. Sarebbe interessante, tuttavia, affrontare il tema dell’accessibilità al mercato immobiliare per i lavoratori con un reddito annuo di fascia media o bassa.
Una soluzione di sistema dovrebbe coinvolgere sia capitali privati che pubblici impegnati nell’”edilizia sociale” tesa al benessere all’interno delle case e all’integrazione. Soltanto una stretta collaborazione tra pubblico e privato, associata ad un’azione coordinata ed equilibrata tra i soggetti pubblici (Stato, Regioni ed Enti locali) e società partecipate a capitale pubblico, ma anche delle entità di diritto privato (banche, assicurazioni, società e fondi d’investimento) si può sperare che i capitali finanziari e immobiliari possano tendere a finalità di utilità sociale.
Per mettere in atto un progetto siffatto la conditio sine qua non è il rifiuto del mero profitto scaturito da vendite o locazioni, in maniera da contribuire allo sviluppo socio-economico della comunità di appartenenza. La casa è un diritto e non un privilegio sia dal punto di vista sociale che per gli studenti, costretti a non poter proseguire gli studi per carenza di alloggio e quelli esistenti hanno prezzi esorbitanti. Sì la casa è un diritto, sancito da accordi internazionali ma non tutelato del tutto, anzi molto poco.
La realtà italiana ci porta, però, con i piedi per terra. Per attuare la summenzionata collaborazione tra pubblico e privato, c’è bisogno di un altro pubblico e di un altro privato. Ossia, con la fauna umana che calpesta il palcoscenico politico e imprenditoriale italiano che ci ritroviamo meglio stendere un velo pietoso. La politica è miope e sorda ai bisogni dei cittadini, l’imprenditoria si è trasformata in… prenditoria, per cui è pronta a prendere ciò che lo Stato elargisce a man bassa. E dovrebbero collaborare? Sì ma per i loro particolari interessi non a favore della collettività.