Le bestie di Satana il giornale popolare

La banalità del Male: le Bestie di Satana

Un oscuro culto di giovani assassini che terrorizzò il Varesotto con terribili omicidi e riti satanici. L’inquietante storia di efferatezza e possessione demoniaca. Quel satanismo, definito acido, non si è affatto estinto.

Milano – Nicola Sapone: ergastolo, Paolo Leoni: ergastolo, Marco Zampollo: 29 anni, Eros Monterosso: 27 anni, Elisabetta Ballarin: 23 anni, Mario Maccione, minorenne negli anni dei delitti: 19 anni, Pietro Guerrieri: 12 anni. Il gruppo delle cosiddette Bestie di Satana fu condannato per tre omicidi. L’efferatezza e la gratuità di quelle morti sembrò avere un senso solo presupponendo la possessione demoniaca. Forse è per questo che un magistrato confessò, durante il processo, di aver tenuto ben stretto vicino al cuore un crocifisso.

Paolo e Nicola, i capi della setta condannati al fine pena mai

Le Bestie di Satana erano gruppo di giovani ragazzi di estrazione medio-bassa che, nel buio di notti da incubo, si avvoltolavano e nutrivano della narrativa satanica: fatta di droga, heavy metal e rituali con uccisioni di animali e ingestione del loro sangue, tatuaggi del Maligno, prove di coraggio e, in seguito, crimini efferati.

Agirono, per quanto è stato possibile appurare, tra il 1998 e il 2004. Conducevano schizofrenicamente due vite : ragazzi della porta accanto che vivevano con i genitori, lavoravano o studiavano, di giorno ; bestie immonde assetate di sangue innocente, la notte.

Quella che diventerà una banda diabolica si forma a Milano, a metà anni novanta. I ragazzi, poco più che ventenni, abitano in diversi comuni dell’hinterland e non hanno frequentazioni precedenti tra loro. Si incontrano per la prima volta alle visite di leva e poi al Midnight pub in zona Parco Ravizza. punto aggregante degli appassionati di musica metal e hard.

Una spirale di violenza senza fine

In qualche modo tacito, si riconoscono in uno scopo comune. Si vestono di nero, si “sballano” con la musica heavy metal pompata al massimo e si imbottiscono di stupefacenti. La musica metal è la prima colla che li unisce. Formano un gruppo chiuso, unico nel suo genere. La musica, gli indumenti neri, i tatuaggi demoniaci sul corpo e sulle pareti delle loro stanze, portano al “gioco” della profanazione dei cimiteri. In quei luoghi di lutto e dolore racimolano ossa per messe nere fai-da-te, condite da sbronze e accoppiamenti sessuali, nel silenzio lugubre delle tombe.

I ragazzi inventano prove di coraggio, di azioni sopra le righe, di resistenza al dolore: sigarette spente sulla pelle, tagli con lame, corse in bici senza frenare nel buio delle discariche. L’unica inviolabile regola che Le Bestie di Satana si danno è che dal gruppo è si possibile uscire. Ma solo con la morte.

Dalle interviste con i loro presunti capi dopo le condanne si capirà che non avevano un interesse reale nè una conoscenza dell’esoterismo, delle pratiche occulte, della ritualità, del vero satanismo. Le torture, le scarnificazioni, i morsi, che infliggevano agli adepti e alle vittime, somigliavano però alle diaboliche crudeltà medievali inflitte ai santi. Quando le prove fisiche insensate cominciarono a farsi sempre più brutali, i più giovani chiesero allarmati di uscire dal gruppo. Fu l’inizio di un bagno di sangue. L’inizio degli omicidi più crudeli mai consumati. Nulla da invidiare a quelli dei peggiori serial killer americani.

La fossa dove sono stati rinvenuti i cadaveri delle vittime

Nel 1998 Fabio Tollis, sedicenne, musicista di talento, e Chiara Marino, diciannovenne, sono in pericolo di vita per aver espresso la volontà di uscire dalla setta. Quella sera accettano di andare al Midnight club per salutare il gruppo. Vengono attirati con l’inganno nei boschi di Mezzana Superiore, frazione di Somma Lombardo, nel Varesotto. Massacrati a coltellate verranno gettati in una fossa precedentemente preparata.

Il gruppo di bestie poi partecipa con gli altri alle finte ricerche e arriva persino a consolare le famiglie. Mette in circolo la voce che i due ragazzi sono fuggiti in Spagna, pur nella illogica ipotesi che se la siano svignata senza un perché e senza soldi.

Fabio e Chiara

I sospetti del gruppo sulle defezioni si concentrano in seguito su Andrea Bontade. La sua aderenza al gruppo non è sicura. Deve morire anche lui. Lo minacciano, lo perseguitano e il ragazzo sceglie di uccidersi, schiantandosi in auto contro un muro. Per sei lunghi anni la scomparsa di Chiara e Fabio, così come il suicidio di Andrea, rimarranno un mistero.

Il gruppo delle Bestie di Satana però teme che qualcuno possa arrivare alla verità. Sospettano che la ex fidanzata di Volpe abbia intuito qualcosa. Ordinano a Volpe di eliminarla. Nel 2004 Mariangela Pezzotta, una 29enne varesina, viene attirata con un pretesto, nel bosco di Golasecca, nel capanno della famiglia di Elisabetta Ballarin, una 18enne da poco legata a Volpe. È lo stesso Volpe a ucciderla, sparandole con un fucile a pallettoni. E’ costretto però a chiamare Sapone perché la giovane non è morta e il compagno deve aiutarlo a finirla. Non la seppelliscono neppure perché sono strafatti. Volpe rientrando a casa incastra l’auto nel ponticello di una diga. Una pattuglia dei carabinieri di Somma Lombardo, capisce subito che qualcosa non va e si reca al capanno, direzione da cui proveniva l’auto, e scopre il cadavere della Pezzotta. Volpe e la Ballarin vengono fermati.

Andrea Volpe

Partono le intercettazioni e a poco a poco si arriva alla verità sulla perversione dei componenti del gruppo. Volpe collabora e conduce gli inquirenti nel luogo dove sei anni prima seppellirono i due giovani.

I processi di tutti i componenti della setta si svolgono tra il 2006 e il 2007. Alcuni di loro collaborano, altri negano le accuse. Altre morti sospette, incluso un suicidio indotto, sempre nell’area tra il Legnanese e il Varesotto, fanno pensare che siano opera delle Bestie di Satana. Sei ragazzi tra il 1996 e il 2004 hanno avuto un destino orribile. Un 23enne letteralmente scomparso, due persone carbonizzate, tre impiccati. Quelli che si sanno Mancano però le prove che legano quelle morti al gruppo.

I presunti capi della setta, Nicola Sapone e Paolo Leoni detto Ozzy, sono ancora in cella e scontano l’ergastolo. Volpe è uscito nel 2020:

Michele Tollis

“Sono sereno rispetto al rilascio di Volpe – disse Michele Tollis, papà di Fabio, che tanto ha fatto per la risoluzione del caso – devo riconoscere che si è guadagnato lo sconto di pena perché ha vuotato il sacco e se non fosse stato per lui non avremmo scoperto nulla…È chiaro, non dimentico, è impossibile. Ma Volpe ha avuto il fegato di colloquiare con me in carcere, a quattr’occhi, e chiedermi perdono, è stato l’unico”.

Gli altri componenti, malgrado le pesanti condanne, sono tutti usciti fra il 2012 e il 2021, chi per l’affidamento in prova, chi per fine pena. Il movente non è stato mai trascritto in atti: appunto perchè si trattava di bestie.

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