Jelenic avrebbe ucciso il capotreno dopo avergli chiesto il telefono in prestito

Secondo il pubblico ministero, il fermato avrebbe agito per motivi futili e abietti, colpendo una persona che non conosceva.

Bologna – Avrebbe seguito la vittima sotto l’occhio delle telecamere di videosorveglianza, nascondendosi nel parcheggio riservato ai dipendenti ferroviari prima di colpire alle spalle. È questa la ricostruzione degli inquirenti sull’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, per il quale è stato fermato Marin Jelenik, 36enne senza fissa dimora, bloccato nelle scorse ore dopo una fuga durata 27 ore.

Secondo il pubblico ministero Michele Martorelli, Marin Jelenik avrebbe agito per motivi futili e abietti, colpendo una persona che non conosceva. Un dettaglio ora al vaglio degli investigatori riguarda la possibile richiesta di un telefono in prestito. Non si esclude infatti che l’aggressione sia avvenuta dopo che il 36enne avrebbe chiesto al capotreno di poter utilizzare il cellulare per effettuare una chiamata. Saranno le indagini a chiarire se questo elemento sia stato il movente immediato del delitto.

Jelenik era già noto alle forze dell’ordine e alle autorità ferroviarie. Dal 2023 era stato denunciato almeno cinque volte per possesso di armi da taglio, procedimenti in parte archiviati. L’unica condanna risale al 2025, con pena sospesa, per lesioni dolose, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Pochi giorni prima dell’omicidio era inoltre destinatario di un ordine di allontanamento comunitario, emesso dopo essere stato sorpreso in possesso di coltelli.

Dopo aver ucciso il capotreno, l’uomo avrebbe tentato di allontanarsi dall’Italia. Aveva acquistato un biglietto per un treno diretto oltre confine, ma nei giorni successivi è stato visto spostarsi su più convogli. Durante uno di questi viaggi avrebbe chiesto a un passeggero di usare il telefono cellulare, cercando di contattare un numero croato.

Le indagini hanno ricostruito una fuga frammentata: allontanato da un treno perché molesto e senza biglietto, ha raggiunto un grande snodo ferroviario, è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza e ha utilizzato mezzi pubblici per spostarsi. Nella notte successiva al delitto avrebbe trascorso alcune ore nella sala d’attesa di un ospedale.

Al momento del fermo, avvenuto a Desenzano del Garda, il 36enne aveva con sé due coltelli. Su entrambe le armi sono in corso accertamenti per verificare se siano compatibili con quelle utilizzate per uccidere il capotreno.

La sua presenza è stata segnalata alle forze dell’ordine anche grazie all’attenzione di un cittadino che lo aveva riconosciuto dopo aver visto la sua immagine diffusa dai media. Ora Jelenik si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono le indagini per chiarire ogni aspetto dell’omicidio e della fuga.