In meno di nove anni 622mila giovani stranieri sono diventati nostri connazionali

Un dato per tutti: nel 2003 gli studenti stranieri erano solo il 3,5% mentre a distanza di oltre un ventennio la quota ha raggiunto l’11,6% di tutta la popolazione scolastica.

Quasi 6 milioni gli stranieri residenti in Italia. Da qualche anno nel Bel Paese e in Europa si sente uno strano odore di chiusura dei confini perché il pericolo principale è ritenuto quello dell’immigrazione. Col solito e stantio refrain che si recita in questi casi: gli immigrati puzzano, bivaccano per le strade, sono una minaccia alla sicurezza e vivono alle spalle dello Stato.

Le preoccupazioni includono, inoltre, il timore che rubino il lavoro ai nativi, non si integrano nella nostra cultura, il calo dei salari, oltre alla percezione di un’invasione e ai timori legati alla criminalità, spesso reali. Ma quanti sono gli immigrati in Italia? Il 25 febbraio scorso è stato presentato il 31° Rapporto sulle migrazioni a cura della Fondazione Ismu Ets, un ente scientifico indipendente che studia i fenomeni migratori e le società multiculturali, realizzando ricerche e pubblicazioni. In dettaglio, sono quasi 6 milioni, circa il doppio degli abitanti di Milano e dell’hinterland.

Rappresentano il 9,1% della popolazione nazionale. Poi ci sono anche stranieri non residenti e irregolari, pari al 5,7% di tutto il cucuzzaro. I più numerosi sono i rumeni, seguiti da polacchi, albanesi, marocchini e cinesi. Infine gli ucraini cresciuti da quando è scoppiata la guerra con la Russia, di cui quasi il 75% è costituito da donne, seguite dalle polacche e moldave. Sono pari al 10,6% degli occupati ma emerge anche il 16,9% di senza lavoro a cui si sommano 1,2 milioni di inattivi.

Nel mercato dell’occupazione gli inattivi sono persone in età lavorativa che non hanno un impiego e non lo cercano attivamente. A differenza dei disoccupati non sono considerati parte della “forza lavoro” poiché non sono immediatamente disponibili o propensi a lavorare. L’origine degli stranieri è molto eterogenea, così come l’aspetto confessionale.

La religione più diffusa è la mussulmana, poi gli ortodossi e i cattolici. E’ forte pure la presenza di coloro che non ne praticano nessuna. In uno stato moderno e di diritto questo dato dovrebbe essere ben ponderato per una politica scolastica inclusiva e non discriminatoria. Infatti nella scuola primaria fino al 2023 il numero di bambini stranieri erano 930mila. Per quanto riguarda i figli di stranieri che vivono in Italia con cittadinanza italiana i dati sono incerti. Bisogna affidarsi a quelli dell’Istat che ha stilato un elenco per fasce di età.

L’immigrazione è un dato di fatto che dovrebbe essere gestito in maniera diversa

Ad esempio, tra il 2015 e il 2024, 622mila stranieri con meno di 20 anni sono diventati nostri connazionali giurando sulla Costituzione italiana. Mancano dati certi su quanti di essi siano in età scolare. Tuttavia c’è un fenomeno incontestabile: alla crescita del numero di bambini stranieri fa da contraltare il minor numero di quelli italiani, a causa della denatalità che ha colpito le società avanzate dell’occidente.

Nel 2003 gli studenti stranieri erano solo il 3,5%, mentre a distanza di oltre un ventennio la quota ha raggiunto l’11,6% di tutta la popolazione scolastica. Ovviamente trattandosi di una media nazionale risultano esserci notevoli differenze dal punto di vista geografico. Al di là di qualsiasi posizione ideologica nei confronti di un fenomeno complesso come quello dell’immigrazione, c’è un dato inconfutabile. Ossia, piaccia o no, se è cresciuto fino ai numeri che abbiamo esposto una ragione ci sarà.

Sarà il cambiamento climatico o crisi economiche, sta di fatto che le persone si spostano per necessità e non per scelta. Se ci si vuole definire discendenti della “civiltà europea”, il fenomeno va gestito secondo i dettami del diritto e non del rovescio…