Ilaria Salis attacca il governo sulle carceri col decreto Caivano: “Modello repressivo”

Il primo manifesto politico da eurodeputata dell’attivista è una critica allo stato delle prigioni e un attacco frontale a Giorgia Meloni.

Roma – Ilaria Salis ha scelto la sua prima battaglia da europarlamentare: la denuncia dello stato delle prigioni in Italia. L’attivista di ultrasinistra, eletta nelle file di Avs, ha pubblicato un lungo post su Instagram che ha il sapore di un manifesto ideologico. Salis ha criticato la premier Giorgia Meloni per il Decreto Caivano, che ha ampliato le possibilità di ricorso al carcere cautelare per i minori, e per il modello di società che lei giudica “repressivo e violento”.

L’attenzione per lo stato delle carceri in Italia e per i diritti dei detenuti deriva dal suo vissuto recente: “Sono stata detenuta per oltre 15 mesi in condizioni contrarie ai più basilari principi di umanità e ho fatto esperienza sulla mia pelle della logica punitiva e vendicativa del carcere”, scrive. Per questo Salis ha deciso di impegnarsi “per portare fuori la voce e i vissuti di chi soffre nelle prigioni”, dando il suo “contribuito per provare ad abbattere le mura d’indifferenza e pregiudizio che isolano ulteriormente quei luoghi”.

Ilaria Salis propone dunque di “ripensare dalle fondamenta il modo di risolvere i rapporti di ingiustizia nella società”. Poi un piccolo focus sulla situazione delle carceri in Italia, con dati tratti dall’ultimo rapporto Antigone: “61mila detenuti – scrive Salis – a fronte di una capienza ufficiale di 51mila posti, una percentuale di sovraffollamento superiore al 130%”. “In alcune celle – puntualizza – non sono garantiti neanche 3 mq calpestabili per ogni persona, non c’è acqua calda, né riscaldamento. Gli psicofarmaci sono utilizzati sistematicamente utilizzati per rendere sopportabili tali condizioni”.

Poi il capitolo spinoso dei suicidi. “La disperazione dei detenuti è tale che nell’anno 2024 già 58 si sono tolti la vita“, scrive Salis. “Praticamente una persona ogni tre giorni”. L’attivista aggiunge inoltre come “anche il numero di morti in carcere per cause diverse dal suicidio è altissimo, senza precedenti. Così come quello degli atti di autolesionismo, che sono circa 18 ogni 100 detenuti. “Tutto questo è inaccettabile, umanamente e politicamente”, aggiunge. E ancora, la critica al decreto Caivano. “Il numero dei giovani reclusi nelle carceri minorili è in vertiginoso aumento. L’incremento nel 2023 rispetto all’anno precedente è stato superiore al 30%”, scrive Salis.

“Con il decreto Caivano il governo Meloni ha inoltre ampliato le possibilità di ricorso al carcere in fase cautelare per i minori. Se in passato in Italia la risposta carceraria per i minorenni era residuale, oggi, al contrario, il modello che la destra al potere propone parrebbe essere piuttosto quello repressivo e violento ben esemplificato dai soprusi recentemente avvenuti all’istituto Beccaria di Milano”. Infine una critica alla gestione dei flussi migratori: Salis considera i Cpr dei dispositivi “di repressione e disciplinamento di quell’umanità in eccesso che, quando la sua forza-lavoro non serve per essere sfruttata, può allora essere espulsa dai sacri confini della Nazione”. Praticamente dei “campi di internamento per esseri umani”.

Secondo Salis, “ad essere criminalizzata non è tanto il crimine in sé, ma la povertà e la diversità. Oltre che, ovviamente, il dissenso politico“. Per porre rimedio a tale situazione, l’eurodeputata propone due strade: “più forme di giustizia riparativa” e “intervenire in modo strutturale sulle grandi questioni sociali e politiche che rappresentano le vere cause alla base del problema”. Occorre attendere per capire cosa intenda Salis per “giustizia riparativa” entrando nel dettaglio. Proposte in questo senso non sono inedite nel dibattito pubblico: si ricorda ad esempio che da almeno un decennio un addetto ai lavori, l’attuale procuratore di Napoli Nicola Gratteri, invoca i campi di lavoro per i detenuti.

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