Il tribunale divide la famiglia del bosco: separati anche i fratellini

Catherine Birmingham non potrà più vivere nella stessa struttura dei tre figli, che verranno a loro volta smistati in strutture diverse.

Vasto – Il “paradiso” nel bosco di Palmoli è ormai un ricordo lontano e amaro. Per la famiglia anglo-australiana che aveva scelto una vita radicale e selvaggia tra le colline abruzzesi, è arrivata la mazzata giudiziaria più temuta: il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto non solo il trasferimento dei bambini dalla casa famiglia di Vasto, ma anche la loro separazione.

La decisione, anticipata dal Tg1, segna una frattura profondissima nel percorso di recupero della capacità genitoriale di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i coniugi che dal 2021 vivevano in un casolare senza acqua corrente né elettricità.

Fino a ieri, la madre viveva nella stessa casa famiglia di Vasto dove erano ospitati i figli – una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 – potendoli incontrare in orari stabiliti. Tuttavia, le tensioni altissime con le assistenti sociali e la struttura stessa hanno spinto i responsabili della comunità a chiedere l’allontanamento della donna. Il Tribunale ha accolto la richiesta, andando però oltre: i tre fratellini non resteranno insieme, ma verranno smistati in strutture diverse.

La vicenda era esplosa nel settembre 2024, quando l’intera famiglia era finita in ospedale per un’intossicazione da funghi. Da lì erano scattati i controlli che avevano svelato una realtà estrema. I bambini seguivano l’istruzione parentale, ma non sapevano né leggere né scrivere, e non parlavano italiano. Il casolare di Palmoli era privo di servizi igienici standard (usavano bagni a secco) e allacci alla rete idrica o elettrica. I piccoli vivevano quasi esclusivamente nel bosco, isolati dai coetanei.

Nathan Trevallion, in una recente intervista a La Repubblica, si è detto pronto a tutto pur di riavere i figli: “Allargheremo il casolare, metteremo i bagni a norma e ci collegheremo alla rete elettrica. Faremo quello che chiede il Tribunale”. Ma l’ultima ordinanza sembra allontanare drasticamente il sogno di un ritorno nel “posto dell’anima” della famiglia Trevallion.