Il sogno dei treni a levitazione torna a correre

Da un’intuizione del passato a una tecnologia moderna: treni “proiettile” con un sistema senza attrito su binari esistenti.

Negli anni Settanta, in Sicilia, qualcuno aveva già immaginato un treno capace di correre a velocità incredibili, quasi da fantascienza per l’epoca. Si parlava di prototipi, e si sperimentava un sistema senza binari tradizionali, intuizione della levitazione magnetica. Il professor Giovanni Lanzara lavorava al progetto, poi tutto si è spento in fretta. Silenzio totale, come spesso succede con le idee che arrivano troppo presto. Nel frattempo, altrove con il Giappone in testa, quella tecnologia è diventata realtà e ha preso un’altra strada.

Oggi però quella vecchia visione torna a farsi sentire, ma in una veste nuova. Il merito è di IronLev, startup italiana con base a Spresiano, nel Trevigiano, che ha deciso di rimettere mano alla levitazione magnetica, con un approccio diverso.

Qui non si parla dei classici sistemi Maglev, quelli che richiedono infrastrutture da zero e investimenti enormi. Il punto, invece, è far “galleggiare” i veicoli su binari esistenti in acciaio. Niente rivoluzioni urbanistiche, ma un’idea che sfrutta ciò che già c’è. E questo cambia molto le carte in tavola.

Il sistema usa magneti permanenti che interagiscono con la rotaia senza alimentazione continua. In pratica, il treno non tocca il binario. Risultato: meno attrito, meno rumore, meno manutenzione. Un bel salto, soprattutto guardando ai costi del trasporto ferroviario tradizionale.

I test sul campo con i prototipi

L’obiettivo di IronLev è ambizioso: arrivare fino a 500 km/h. Per ora si è lontani da quei numeri, ma la direzione è chiara. E non è solo questione di velocità: meno usura, meno consumi e un sistema più sostenibile fanno parte del quadro.

Il primo test concreto arriva nel marzo 2024, sulla tratta tra Adria e Mestre. Un prototipo da circa una tonnellata percorre due chilometri a 70 km/h. Non un record, ma un passaggio chiave per capire se tutto regge davvero.

Poi il sistema vola ad Abu Dhabi, dove viene testato in condizioni molto più dure, soprattutto per il trasporto merci. Un banco di prova tutt’altro che semplice, ma utile per vedere fin dove può spingersi questa tecnologia.

Insomma, una storia partita decenni fa, sparita dai radar e tornata fuori quando in pochi se l’aspettavano ancora.