Il sesso forte con i soldi inquina più dei poveri

La borghesia più ricca sarebbe responsabile dei più feroci crimini contro l’umanità: colonialismo, aggressioni, sottomissione di popoli, bomba atomica e disastri ambientali.

I ricchi maschi inquinano di più. Negli ultimi anni l’opinione pubblica mondiale pare essere più sensibile e consapevole alle tematiche ambientali. Gli effetti del cambiamento climatico, ormai, sono diventati pane quotidiano. Sono talmente diffusi e frequenti come un refrain ripetuto a menadito: aumento delle temperature medie, eventi meteorologici estremi (siccità, alluvioni, frane), scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari e perdita di biodiversità.

Tali impatti minacciano direttamente la sicurezza alimentare, la salute umana e gli ecosistemi. Se la popolazione globale è conscia di un fenomeno così drammatico, lo sono meno le istituzioni che fanno poco o nulla per evitare la catastrofe. Ad avere un comportamento nocivo verso l’ambiente e ad essere poco attiva sul tema è la categoria maschile.

Un gruppo di studiosi di vari Paesi ha effettuato una ricerca per valutare l’incidenza del cambiamento climatico e della crisi ambientale sull’agire sociale degli uomini. Lo studio è stato pubblicato su “Norma: International Journal for Masculinity Studies, una rivista accademica internazionale focalizzata sugli studi sulla mascolinità, esplorando in modo interdisciplinare le costruzioni sociali, culturali e testuali del corpo, del genere e delle pratiche maschili, promuovendo la ricerca su uguaglianza e genere.

L’indagine, dal sintomatico titolo “Uomini, mascolinità e il pianeta alla fine dell'(M)Antropocene”, ha spaziato dal negazionismo climatico alla politica ambientale dei grandi Paesi per finire agli attivisti in varie parti del mondo. Per la cronaca “Antropocene”, secondo la definizione della Treccani, è l’epoca geologica attuale, caratterizzata dall’impatto trasformativo dell’essere umano sugli ecosistemi, il clima e la geologia del pianeta. M sta per maschio.

Coniato dal premio Nobel Paul Crutzen nel 2000, il termine indica la prevalenza dell’azione umana (dal greco anthropos) come principale forza modificatrice della Terra. E’ stato riscontrato che i consumatori maschi, sia che si tratta di turismo o viaggi o di mangiare carne, producono un’impronta di carbonio (gas serra) più impattante e nociva sull’ambiente, pari al 26% maggiore rispetto alle donne.

Più ricchi sono, più provocano guai

Oltre ad aver provocato tanti danni a livello mondiale (guerre, pedofilia, femminicidi, solo per citarne alcuni) ora aggiunge quest’altra tendenza al suo brillante curriculum… Inoltre sono più superficiali di fronte al mutamento climatico e poco propensi a cambiare le loro abitudini. Infine tutti i settori industriali, chimici, agricoli, estrattivi, militari che emettono grandi quantità di anidride carbonica (CO2) si distinguono per l’alta presenza maschile.

Come ha confermato il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Huddersfield, Regno Unito, per cui ci sono numerose ricerche da cui si evincono le cattive abitudini maschili nei confronti dell’ambiente e del clima. Produce stupore la scarsa considerazione di questo comportamento nel dibattito pubblico e nelle politiche istituzionali.

Queste “particolarità deleterie” appartengono maggiormente al maschio bianco appartenente al gotha occidentale, rispetto a quelli del Terzo mondo, a basso reddito. Si tratta della “crème de la crème”, il non plus ultra della borghesia che domina da secoli e responsabile dei più feroci crimini contro l’umanità: colonialismo, aggressioni, sottomissione di popoli, bomba atomica e, per finire, disastri ambientali.