Il Senato approva la commissione contro le fake news

L’organismo monocamerale studierà la disinformazione online, le influenze straniere e i dossieraggi. Il Pd: “Non sarà un tribunale”. M5S si astiene per il rischio “bavaglio ai giornalisti”

Roma – Con un voto quasi unanime, l’Aula del Senato ha approvato la nascita di una commissione parlamentare monocamerale d’inchiesta sulla diffusione intenzionale di informazioni false in rete. L’unica nota stonata nel coro è stata l’astensione del Movimento 5 Stelle, che ha scelto di non votare a favore per il timore che la commissione possa trasformarsi in uno strumento di pressione sui giornalisti.

La commissione sarà composta da sedici membri nominati dal presidente del Senato in proporzione alla consistenza dei gruppi parlamentari. A presiedere l’organismo dovrebbe essere un esponente di Italia Viva: non è un caso, visto che la senatrice Raffaella Paita è la prima firmataria della proposta, che aveva già tentato di lanciare nel 2020. L’avvio concreto dei lavori non è ancora definito: potrebbero volerci alcune settimane, con uno slittamento possibile a dopo il referendum sulla giustizia.

Il mandato è ampio. Oltre alla disinformazione online e alle fake news che circolano sui social, la commissione si occuperà delle interferenze di soggetti esteri nella formazione dell’opinione pubblica, del fenomeno dei dossieraggi, del deep fake, del cyberbullismo e del sessismo online. Paita ha inquadrato la questione nel contesto della cosiddetta guerra ibrida: “La disinformazione online e la manipolazione delle notizie attraverso le piattaforme social costituiscono strumenti primari di questa guerra condotta da soggetti esteri.”

I sostenitori hanno insistito sul carattere conoscitivo e non sanzionatorio dell’organismo. Il senatore dem Antonio Nicita ha richiamato esplicitamente il precedente negativo della commissione Covid: “Nessun processo a nessuno, nessuna tentazione da parte dei partiti di regolare i conti.” Sulla stessa lunghezza d’onda Tino Magni di Avs: “Non è un tribunale, è uno strumento di conoscenza e denuncia per mettere le persone in condizione di capire quando il messaggio che ricevono è manipolato.”

La senatrice Elisa Pirro ha indicato con precisione il passaggio che ha convinto il Movimento ad astenersi: quello in cui si prevede che, qualora la commissione rilevi il coinvolgimento di un giornalista nella diffusione di notizie false, ne informi tempestivamente il presidente dell’Ordine dei giornalisti per l’avvio di un procedimento disciplinare. Secondo Pirro mancano garanzie sufficienti su come venga definito il “coinvolgimento” del giornalista, con il rischio concreto di esporre a pressioni chi svolge un lavoro di inchiesta scomodo.

Da Fratelli d’Italia, Costanzo Della Porta ha invece spostato l’accento sui dossieraggi, descritti come uno strumento per “minare la stabilità democratica di Stati sovrani” attraverso la raccolta illecita di dati riservati usati a fini politici.