Un anno dopo il delitto della quattordicenne di Afragola, la Corte d’Assise di Napoli apre il dibattimento. In aula è scoppiato il caos.
Napoli – Ci sono voluti dodici mesi, ma il giorno del tribunale è arrivato. Martina Carbonaro aveva quattordici anni quando è stata uccisa. Adesso sua madre siede in un’aula di giustizia, dice che ogni mattina indossa una maschera per andare avanti, e che non si fermerà finché non avrà ottenuto quello che chiama semplicemente “giustizia per mia figlia”.
Il processo a carico di Alessio Tucci, il diciannovenne accusato del suo omicidio, si è aperto questa mattina al cospetto della seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli. Ma prima ancora che si entrasse nel merito, l’udienza è degenerata. Dai banchi del pubblico, i familiari dell’imputato hanno rivolto minacce esplicite ai genitori della vittima, uno di loro ha mimato il gesto del taglio della gola. La giudice li ha fatti allontanare. Alla fine dell’udienza, quando Tucci in lacrime si avviava verso l’uscita, sono stati i genitori di Martina a perdere il controllo, trattenuti e scortati fuori dalle forze dell’ordine.
Il padre della ragazza ha parlato di minacce continue, ben oltre l’episodio di oggi. “Vogliono uccidere anche me”, ha detto, riferendosi in particolare al padre dell’imputato. L’avvocato della famiglia ha annunciato che chiederà le immagini delle telecamere come prova. “Non è possibile”, ha detto, “che l’attenzione su questa famiglia si accenda solo quando c’è un’udienza. Hanno bisogno di supporto psicologico, ogni giorno”.
La giudice ha deciso che nelle prossime udienze Tucci comparirà in videoconferenza. Il 26 giugno saranno ascoltati i carabinieri di Afragola che seguirono le indagini. Quegli stessi carabinieri che, nella primavera del 2025, ricostruirono come Martina fosse stata convinta a recarsi in un casolare abbandonato vicino allo stadio comunale, dove il ragazzo le aveva chiesto un ultimo incontro dopo la fine della loro relazione. Lei aveva detto no a un abbraccio. Lui l’aveva colpita con una pietra, poi aveva nascosto il corpo e nei giorni successivi si era unito alle ricerche. Aveva confessato pochi giorni dopo.
Fiorenza Cossentino, la madre, ha chiesto che venga condannato al fine pena mai. Il 26 maggio, nel primo anniversario della morte, la famiglia organizzerà una fiaccolata in suo ricordo.