Il nonno confessa: “Ho strangolato mia moglie”, ma alla sbarra rimane il nipote

La tardiva dichiarazione di Enrico Orazi non cambia il processo: l’uomo insieme alla figlia avrebbe pianificato l’omicidio di Rosina Corsetti, poi uccisa da Enea Simonetti.

MONTECASSIANO (Macerata) – Durante l’udienza d’appello, svoltasi lo scorso 29 maggio, Enrico Orazi, 82 anni, ha confessato l’omicidio della moglie Rosina Carsetti, 74 anni, strangolata in casa nella notte di Natale del 2020. La dichiarazione, che ha lasciato basiti magistrati e difensori degli altri imputati, non ha convinto assolutamente il procuratore generale Roberto Rossi che ha proseguito il dibattimento ignorando, in pratica, quanto riferito dall’imputato, già assolto in primo grado:

La vittima Rosina Carsetti

”Si, sono stato io – ha detto Orazi leggendo una sorta di accuse contro sé stessoMi trattava come un bancomat, mi chiamava babbeo, nonostante io abbia sempre accontentato tutti i suoi capricci. Quando sono stato ricoverato in ospedale, non mi ha mai dato assistenza. Poi quel 24 dicembre ho sorpreso mia moglie a fumare, nonostante le avessi chiesto più volte di smettere. Mi ha risposto male, non ci ho visto più, non so cosa mi è preso: l’ho afferrata per il collo e lei è svenuta. Non ha fatto resistenza”.

L’uomo ha tentato di barcamenarsi in aula accollandosi tutte la responsabilità del femminicidio che, per gli inquirenti, sarebbe stato consumato, per motivi economici, da Enea Simonetti, 24 anni, nipote della vittima, ritenuto dai magistrati requirenti l’autore materiale del delitto e condannato all’ergastolo per omicidio premeditato in primo grado, e da sua madre Arianna Orazi, 52 anni, assolta in primo grado dall’addebito più grave ma ritenuta dall’accusa coinvolta nella pianificazione dell’omicidio e nella simulazione di reato, e dallo stesso Orazi, anche lui scagionato dal delitto, ma condannato per simulazione di reato, con sentenza non appellata e ormai passata in giudicato.

L’abitazione della famiglia Orazi dove si è consumato il delitto

La confessione a sorpresa, dunque, arriverebbe a tempo ormai scaduto ma gli avvocati degli altri due congiunti ne hanno approfittato per chiedere l’assoluzione dall’accusa di omicidio e dagli altri addebiti per Simonetti, che ha ribadito di non trovarsi in casa al momento dell’omicidio, e per la madre Arianna Orazi, che ha sempre sostenuto di non aver fatto nulla se non trovare la madre morta sul pavimento di casa. In buona sostanza Simonetti avrebbe strangolato la nonna mentre madre e nonno avrebbero pianificato il crimine, maltrattamenti compresi, prima di ammazzare la povera donna vessata e ridotta al silenzio, mettendo su la commedia della rapina finita male.

I familiari della vittima, infatti, dopo aver inscenato la farsa del ritrovamento del cadavere avevano riferito ai carabinieri che ad ucciderla sarebbe stato un rapinatore. Il misterioso killer, rovistando nei cassetti della camera da letto, se la sarebbe vista davanti e l’avrebbe aggredita per poi strangolarla e fuggire con un bottino di mille o duemila euro. L’uomo, con il volto travisato da un passamontagna, si sarebbe poi dileguato senza lasciare tracce. Lo sconosciuto rapinatore, a detta di Arianna Orazi, dopo aver ucciso Rosina, e non prima per come i familiari avrebbero riferito a caldo, si sarebbe scontrato con la donna che avrebbe legata con un cavo elettrico.

Enrico Orazi

Non ci sarebbe stata colluttazione fra i due ma soltanto una pressione da parte dell’uomo su un braccio di Arianna dovuta all’azione di blocco degli arti superiori. Insomma un piano studiato alla meno peggio da Arianna, già condannata col padre per simulazione di reato, che era rimasto in piedi solo per poco attesi anche gli esiti degli incessanti interrogatori a cui gli inquirenti avevano sottoposto Enea Simonetti. Il giovane infatti finiva con l’ammettere che la morte della nonna avrebbe avuto poco a che fare con l’ignoto rapinatore senza volto.

Enea Simonetti

Da qui gli arresti e il processo. Il movente non poteva essere che quello economico: Rosina Carsetti sarebbe stata privata del denaro, dell’auto propria, del giardino a cui teneva tanto, e anche l’uso del telefono cellulare sarebbe stato limitato dai familiari che volevano la congiunta sempre più isolata dal resto del mondo. La vittima, pochi giorni prima della tragedia, si sarebbe rivolta ad un centro anti-violenza per denunciare il suo disagio con marito, figlia e nipote. La donna lamentava, appunto, continui maltrattamenti e soprusi anche per questioni economiche. Questo dunque il movente che avrebbe portato a morte la povera pensionata. La sentenza è prevista per il 10 luglio prossimo.

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