Il mistero delle “false” Partite Iva

Il 44% dei falsi autonomi rientrano nei percettori di redditi bassi e quasi 6 persone su 10 non si dichiarano soddisfatte della propria condizione lavorativa.

Il cosiddetto “popolo delle partite IVA” è l’insieme dei lavoratori autonomi, professionisti, artigiani e commercianti che lavorano in proprio aprendo una posizione fiscale con un numero identificativo (la Partita IVA) rilasciato dall’Agenzia delle Entrate.

In Italia rappresenta una buona fetta di lavoratori pari a oltre 5 milioni di persone, una realtà molto variegata. Sono esaltati in quanto “padroni di sé stessi”, una caratteristica, in realtà, più apparente che reale. Rispetto ai dipendenti non godono di tutele come la cassa malattia, la malattia pagata o le ferie retribuite.

Sono soggette a un carico fiscale elevato, costi di gestione alti e una forte variabilità dei guadagni legata all’andamento del mercato. I dati indicano che sono in aumento ma poiché in Italia si è maestri nell’arte degli artifizi giuridici in realtà questi dati parlano di partite Iva solo sulla carta. Poichè in larga parte si tratta dei dipendenti di lavoratori autonomi.

Questa tipologia di persone hanno l’obbligo di rispettare turni o orari d’ufficio prestabiliti, il fatturato deriva quasi interamente da un unico cliente, utilizzano attrezzature e locali nella sede del committente, percepiscono pagamenti periodici slegati dai progetti o dai risultati effettivi.

I datori di lavoro si trovano in una posizione truffaldina poiché in questo modo non versano il Trattamento Fine Rapporto (TFR) nè le tasse a causa dell’elusione fiscale, contributi previdenziali e corrispettivo per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. I lavoratori si trovano a subire oltre al danno anche la beffa, vale a dire essere “cornuti e mazziati”.

Eppure questo esercito è in aumento del 2,2% rispetto al 2025, soprattutto persone fisiche e società di capitali. La maggioranza sono al Nord, seguito da Sud e dal Centro Italia. Di primo acchito potrebbe trattarsi di una rapida crescita dei freelancer soprattutto nelle attività professionali, nel commercio e costruzioni. I settori più attraenti risultano sanità e assistenza, attività finanziarie, assicurative e tecnico-professionali.

La fascia d’età che più si è incrementata è gli under 35, seguita da quella compresa tra i 36 e i 50 anni. Ad una prima analisi potrebbe essere un dato che avvalora l’ipotesi che gli under 35 aspirino ad un’attività da lavoratore autonomo. Ma, come si dice in questi casi, “l’abito non fa il monaco”, ovvero l’apparenza può essere ingannatrice.

I dipendenti spesso sono costretti ad aprire Partite Iva se vogliono lavorare

Molte realtà, infatti, sono costrette al aprire la Partita Iva perché imposta dal datore di lavoro e in assenza di alternativa. Questi dati sono stati confermati dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp). Tra le false partite Iva più a rischio sono quelle degli under 30 del comparto dei servizi, call center, pulizie, consegne, in cui esiste una consolidata organizzazione del lavoro, malgrado l’apparente autonomia.

Il 44% dei falsi autonomi rientrano nei percettori di redditi bassi e quasi 6 persone su 10 hanno manifestato di non sentirsi soddisfatte della propria condizione lavorativa. Non è un fenomeno apparso all’improvviso ma già da diverso tempo se ne discuteva ai massimi livelli senza ricavarne un ragno dal buco.

Se sono in aumento vuol dire che non c’è stata nessuna regolamentazione. Lo scopo è sempre quello: come aggirare le tasse, pagarne il meno possibile o nulla. Ma come per l’evasione fiscale, i governanti di qualsiasi colore politico hanno sempre tergiversato, senza affrontare seriamente il problema.

Se le Partite Iva continuano a crescere, vuol dire che chi controlla non lo fa o si gira dall’altra parte.

Se annualmente alle Agenzie delle Entrate giungono dichiarazioni di lavoratori autonomi sempre con lo stesso committente, gatta ci cova. Non sempre di tratta di false Partite Iva, però. Qualche indizio che ci sia qualcosa di poco chiaro esiste. E allora perché non scatta alcun tipo di provvedimento?