Una nuova rimodulazione delle risorse, la seconda in pochi mesi, alleggerisce il debito del gestore ferroviario ma allunga ancora i tempi della grande opera.
Messina – Il Ponte sullo Stretto torna a cedere terreno e fondi. Il governo Meloni ha avviato una nuova rimodulazione delle risorse destinate alla mega infrastruttura, la seconda nel giro di pochi mesi: 2,8 miliardi di euro vengono dirottati verso Rete Ferroviaria Italiana con l’obiettivo di ridurre l’esposizione debitoria del gruppo. Il provvedimento è contenuto nel decreto sui commissari delle opere pubbliche, atteso dopo i rilievi della Ragioneria generale dello Stato. Il prezzo, sul fronte del Ponte, è un ulteriore allungamento dei tempi: secondo le nuove tabelle, l’opera non sarà realtà prima del 2034.
Le risorse verranno trasferite in due tranche – 1,8 miliardi nel 2026 e 1 miliardo nel 2027 – nei mesi più densi di esborsi tra completamenti Pnrr, contratti di programma e manutenzioni straordinarie. Rfi chiude un biennio di investimenti record, con 9 miliardi impegnati in un solo esercizio, e il gruppo Ferrovie dello Stato ha archiviato il 2024 con ricavi in crescita ma un risultato netto negativo. Immettere liquidità ora serve a contenere gli oneri finanziari, mantenere i pagamenti ai fornitori e scongiurare rallentamenti che avrebbero un costo sia economico che reputazionale.
Non è la prima mossa in questa direzione: a dicembre, con un maxi emendamento alla legge di Bilancio, circa 780 milioni erano già stati spostati su imprese, rifinanziamento della Zes e credito d’imposta. Il governo e la società Stretto di Messina continuano a parlare di “rimodulazione” e non di definanziamento, ma il risultato pratico è lo stesso: il profilo di spesa si adatta e i tempi si allungano.
Martedì il provvedimento approda in prima lettura al Senato. L’impianto punta a rafforzare il coordinamento tra le amministrazioni, allineare il procedimento ai rilievi della Corte dei conti e della Commissione europea e definire responsabilità precise attraverso commissari straordinari. Il Ministero delle Infrastrutture assume il ruolo di cabina di regia, con il compito di aggiornare il piano economico-finanziario, acquisire il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe e gestire il dialogo con Bruxelles.
Sul fronte operativo, il decreto individua due commissari per le opere di accesso: Aldo Isi, amministratore delegato di Rfi, per la componente ferroviaria in Sicilia e Calabria, e Claudio Gemme, ad di Anas, per quella stradale. Tramonta invece l’ipotesi del “super-commissario” unico inizialmente ventilata in capo a Pietro Ciucci: la versione approvata dal Consiglio dei ministri ha accolto le osservazioni tecniche e istituzionali, ridistribuendo funzioni e controlli e riportando il baricentro al Ministero.