Il gioielliere che sparò ai ladri in fuga: la Cassazione decide il suo destino

Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi, attende il verdetto. Idolo dei social e della destra, chiede una colletta per pagare 780mila euro alle famiglie delle vittime.

Cuneo – C’è un uomo di 72 anni che aspetta a Roma di sapere se le porte del carcere si apriranno davvero. Mario Roggero, il gioielliere che il 28 aprile 2021 inseguì fuori dal suo negozio tre rapinatori e aprì il fuoco uccidendone due e ferendone un terzo, è il volto di una delle vicende giudiziarie più laceranti d’Italia. La Corte di Cassazione deve decidere se confermare i 14 anni e 9 mesi inflitti in appello o riaprire tutto. Per lui è il giorno della verità dopo cinque anni di processi.

I fatti risalgono a quella sera di primavera nella frazione Gallo, nell’Albese. Alle 18.45 tre uomini col volto coperto entrano in gioielleria armati di un coltello e di una pistola – che poi si rivelerà giocattolo – e minacciano Roggero, la moglie e la figlia. Svuotata la cassaforte, i banditi scappano dal retro verso l’auto parcheggiata a pochi metri. È qui che il gioielliere afferra il revolver che teneva nascosto sotto il registratore di cassa e li insegue in strada.

Roggero spara cinque colpi in rapida successione. Giuseppe Mazzarino prova a nascondersi dietro la vettura, ma si accascia e muore. Andrea Spinelli cade a terra: l’orefice lo raggiunge, lo colpisce con calci alla testa e alla schiena, poi gli punta di nuovo la pistola contro e preme il grilletto, ma il tamburo è ormai scarico. Anche Spinelli stramazza al suolo e muore. Il terzo bandito, Alessandro Modica, ferito a una gamba, riesce a fuggire. Poi Roggero rientra e chiama il 112.

La sua difesa è sempre stata la stessa: Ho agito per legittima difesa, volevo proteggere la mia famiglia“. Ma per i giudici la verità è un’altra. In primo grado la Corte d’Assise di Asti lo condanna a 17 anni per omicidio volontario plurimo; in appello, a dicembre 2025, la Corte d’Assise di Torino riduce la pena a 14 anni e 9 mesi ma conferma la colpevolezza. Il motivo è netto: quando l’orefice sparò, “il pericolo non era più attuale”, i rapinatori stavano già fuggendo. Non fu difesa, ma – secondo i magistrati – “legittima vendetta“.

Condannato in tribunale, Roggero è però stato assolto sulla piazza dei social, dove è diventato una vera star. In pochi mesi i suoi follower su Instagram sono passati da 16mila a oltre 65mila. Attorno a lui si è mobilitata gran parte della destra italiana: il vicepremier Matteo Salvini gli ha rinnovato la solidarietà (“Forza Mario!”), mentre il 28 giugno scorso il generale Roberto Vannacci e il conduttore Giuseppe Cruciani sono saliti su un palco a Vicenza indossando magliette con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”.

C’è però un conto salato da pagare. Oltre alla pena, ai familiari delle vittime sono state riconosciute provvisionali per 780mila euro (la richiesta di risarcimento complessiva sfiora i 3,3 milioni). Roggero ne ha già versati 300mila vendendo alcuni immobili e ha lanciato una raccolta fondi online, rilanciando il suo iban a ogni appello. Nell’ultimo videomessaggio, in lacrime, ha chiesto ai sostenitori “una preghiera”.

Sullo sfondo, un curioso incrocio di calendari. Proprio il giorno prima dell’udienza, martedì 14 luglio, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo ddl sicurezza che riscrive il codice civile: chi reagisce a una rapina non dovrà più risarcire chi lo ha aggredito. Una norma che i giornali hanno già ribattezzato “salva Roggero“. Peccato che, non essendo retroattiva e dovendo ancora passare per Camera e Senato, per lui non potrà servire a nulla.