Un brutto affare: l’inquietudine degli adulti che non riescono a pagare le spese quotidiane ha effetti negativi sullo sviluppo cognitivo del bambino.
Le “bollette salate” danneggiano anche i neonati. Il web è come una grande prateria in cui circolano notizie di tutti i tipi, alcune fake, altre bizzarre. A quest’ultima caratteristica poteva appartenere quella secondo cui il cervello dei neonati è influenzato negativamente dall’ansia che assale i genitori quando devono pagare le bollette energetiche. Possibile mai, è l’esclamazione dopo aver appreso la notizia.
E stato condotto, finanche, uno studio sul tema. A volte si ha la sensazione che le ricerche vengono fatte in modo approssimativo, perché non si ha altro da fare. Invece anche su questo la Scienza ci ha messo i suoi sigilli. Della questione se ne è occupato, addirittura, il Boston Children’s Hospital, uno dei più importanti e prestigiosi ospedali pediatrici del mondo, affiliato alla Harvard Medical School, noto per l’eccellenza nella cura, ricerca e insegnamento pediatrico, con programmi di punta in molte specialità come neurologia, cardiologia e malattie rare, e che serve pazienti da oltre 100 paesi.
Ebbene il dato è allarmante: l’inquietudine degli adulti nel non riuscire a far fronte alle spese quotidiane ha effetti negativi sullo sviluppo cognitivo del bambino. De resto come ogni media famiglia italiana sa far quadrare il bilancio casalingo spesso è un’impresa titanica. L’ansia diviene sgradita compagna quotidiana e a pagare il fio è la salute dei più piccoli, già durante il primo anno di vita. Ciò accade perché in questa fase il cervello cresce ad una velocità che non si appaleserà mai più.
L’ambiente e le esperienze concorrono a modellare i circuiti neuronali, che trovano l’humus idoneo in abitazioni confortevoli, cibo e cure adeguati. Mentre condizioni logoranti ne possono ostacolare lo sviluppo. L’indagine ha riguardato un numero di famiglie, con 413 partecipanti durante i controlli pediatrici. E’ stato fatto compilare un questionario relativo al reddito, istruzione, eventi conflittuali e stress.
Durante questo tour de force i neonati sono stati sottoposti ad elettroencefalogramma (EEG) per valutare i segnali elettrici del cervello. Ai genitori è stato consegnato un questionario da compilare, in cui venivano posti quesiti sul reddito, grado di istruzione, eventuali eventi conflittuali recenti e relativi stadi di logorio. Secondo i risultati i bambini allevati in famiglia con problemi economici hanno manifestato un più lento sviluppo cognitivo rispetto a quelli cresciuti in un ambiente familiare più tranquillo.

Il rallentamento dello sviluppo è avvenuto gradualmente durante il primo anno di vita. Invece noi comuni mortali pensavamo che nelle famiglie indigenti i bambini avrebbero sviluppato uno sviluppo cognitivo da premio Nobel. E’ vero è successo anche il contrario, ossia che pur proveniente da famiglie povere si raggiunge, comunque, il successo.
Ad esempio George Soros, famoso finanziere e miliardario ungherese-americano, prima di diventare un investitore di successo lavorò come cameriere e facchino per mantenersi agli studi a Londra. Si tratta, comunque, dell’eccezione che conferma la regola. Ora che anche la Scienza ha confermato la veridicità di un antico motto popolare siamo tutti più contenti.
L’adagio così recita “Chi ha soldi vive felice, chi non ne ha si mangia le alici”, significando che chi ha mezzi vive bene, mentre chi non li ha deve arrangiarsi con poco. Tuttavia se “i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria”, un aforismo attribuito a Woody Allen, famoso scrittore, regista e comico statunitense.