Gli insegnanti europei laureati guadagnano rispetto alle diplomate il 55% in più in Francia, il 47% in Spagna, il 43% in Germania. Fanalino di coda l’Italia con solo il 15%.
Il genere incide sulla retribuzione dei laureati. Potrebbe essere una notizia della storica rubrica “strano ma vero” de La Settimana Enigmistica in cui si evidenziano fatti insoliti, bizzarrie e primati realmente accaduti nel mondo.
L’espressione è entrata a pieno titolo nel linguaggio comune per indicare una situazione paradossale o un fatto reale talmente strano da apparire inverosimile. Infatti si stenta a credere ma è la cruda realtà: le retribuzioni delle laureate non sono così elevate rispetto alle diplomate, solo il 27% in più, mentre per i laureati l’incremento è del 46%.
Non se ne comprende la “ratio” se non quella di discriminare le donne rispetto agli uomini. In Europa siamo adusi a distinguerci per le criticità in molti aspetti della vita socioeconomica. Infatti lo siamo anche nel “gender pay gap”.
Finanche in Romania, una delle ultime arrivate nell’Unione Europea (UE), lo stipendio di una laureata è il doppio di una diplomata. In Europa la media è del 39%, con punte di oltre il 50% toccate da Spagna, Germania, Francia. Il Belpaese è una sorta di giungla retributiva per la forte disparità e la mancanza di equità nel trattamento economico dei lavoratori, a parità di mansioni, qualifica o anzianità, tra diversi settori pubblici e privati.
Poiché siamo capaci di performance strabilianti c’è un comparto in cui i diplomati percepiscono una retribuzione superiore ai laureati del 45%. Si tratta delle “Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento”. Una possibile spiegazione potrebbe essere che è un settore molto composito.
Ve ne fanno parte allenatori, istruttori, addetti a palestre, piscine, centri sportivi, musicisti, attori, ballerini, cantanti, registi, coreografi, sceneggiatori, tecnici dello spettacolo, organizzatori di manifestazioni culturali e sportive, personale di musei, biblioteche e siti culturali, animatori turistici, gestori e addetti di parchi tematici e sale giochi, atleti professionisti e arbitri e chi ne ha più ne metta.
In effetti è un mondo così eterogeneo in cui le attività svolte possono sortire guadagni elevati anche senza titolo di studio! Invece nelle “Attività finanziarie e assicurative” il titolo di studio conta poco, la disparità è solo del 4%, mentre nel resto d’Europa le percentuali sono ben più alte. Nella sanità e assistenza il divario tra diploma e laurea comporta notevoli differenze retributive. Nel primo caso rientrano figure quali gli operatori socio-sanitari, assistenti amministrativi e domiciliari.

Nel secondo, medici, dirigenti sanitari, farmacisti, dietisti, psicologi. Persiste anche qui il divario di genere: le laureate percepiscono il 42% in più di retribuzione, gli uomini addirittura l’85%. Nella scuola lo stipendio delle diplomate è di circa 100 euro in meno di quanto succede in Europa. Il gap è evidente, però, tra le laureate, pari a quasi 500 euro in meno al mese.
Tra gli insegnanti europei, figure professionali provviste di laurea, guadagnano rispetto alle diplomate il 55% in più in Francia, il 47% in Spagna, il 43% in Germania. Fanalino di coda sempre l’Italia con solo il 15%. Sono dati allarmanti che denotano un malcostume imperante. Sorprende che anche nel settore sanitario pubblico ci sia un divario di genere troppo netta.
Gli esperti ritengono che non dipenda da stipendi diversi a parità di contratto ma da fattori strutturali di carriera, incarichi extra e gestione del tempo di lavoro tra uomini e donne. E’ qui che la politica dovrebbe intervenire per dare un segnale di cambiamento, per non trovarci tra un po’ a fotografare la stessa, immutata realtà.